mercoledì 20 maggio 2015

Da spiegarsi

A volte non capisco se sono forte, debole, sicura, insicura o altro.
E' che cambio prospettiva in base alla lancetta dell'orologio: prima dell'evento gli altri hanno una idea di me, poi, dopo l'evento, la cambiano (completamente o quasi).

Sono stata bene con lui, un tipo conosciuto veramente a caso, sempre che il mio lavoro lo possa chiamare caso.
Sono quelle cose che scattano, che ti portano a fare, senza pensiero tipo "ma che sto facendo?".
Le vivi e basta, insomma.

Quindi m'ha fatto salire in macchina sua, abbiamo viaggiato per circa un'ora, mentre lui chiamava dal cel a fissare una camera.
Camera è riduttivo, una suite piccolina, che ti proiettava in altri tempi, con nicchie ai muri dove trovavano posto vasi di fiori freschi ( i fiori a me non piacciono, ma ci sono momenti in cui non val la pena dire cosa ti piace o meno); la doccia ricavata dentro la roccia (già perché questa struttura sembrava sbucasse dal fianco del monte, appositamente per gustarsi il panorama del lago sottostante); l'angolino intimo dove in modo astuto erano state collocate due poltrone comodissime e un tavolino basso di legno con l'aperitivo del benvenuto; il terrazzo esterno che m'ha vista, nei momenti successivi, fumarmi la sigaretta post amplesso.

E così mi sono ritrovata in questa stanza, con un uomo, conosciuto il giorno stesso.
Abbiamo fatto e rifatto quello che sentivamo di voler fare.
M'è piaciuto molto vedere l'immagine che lo specchio rimandava: me accucciata davanti a lui, mentre glielo succhiavo, tentando di tenere a freno l'avidità che montava; lui che mi tira su con forza, mi spoglia in fretta, mi butta sul letto e senza tanti permessi mi scopa, poi mi gira, mi mette alla pecorina e ritorna a scoparmi. Che senza chiedere nulla, sfila il suo cazzo dalla mia figa e me lo mette in culo, riprendendomi a scopare.
Amplesso.
Che s'è ripetuto altre volte, fino la mattina successiva, quando ci siamo fatti la doccia assieme, siamo risaliti in macchina e lui m'ha portato a prendere il treno di ritorno per casa.
Nulla di che, no?
Eppure.
Ora ho lui che mi scrive, ancora, nonostante non ci sia alcuna promessa di rivedersi.
Mi scrive, mi parla di lui, mi parla di me "ti ho scoperta dolce", oppure lui che, di fronte a un suo messaggio lasciato cadere nel vuoto mi scrive "vorrei capire il tuo stato d'animo".

Perché gli uomini, a volte, sono così ottusi?