A volte basta poco.
Così in un pigro tardo pomeriggio domenicale, ve ne state seduti in piazzetta, a bere un buon vino bianco.
E mentre lo sorseggi, ti incanti a guardare il modo in cui han presentato e servito le noccioline salate: poste all'interno d'una bottiglietta piccola di campari, riciclata appositamente.
La prendi in mano, ne tasti la misura, dal collo fino fino al fondo che si allarga progressivamente.
E mentre lo fai sei consapevole che il suo sguardo sta seguendo, attentamente, ogni tua singola mossa.
Finché ti stanchi della bottiglietta, la riposi sul tavolino, lo guardi in viso, sorridendo angelicamente.
E così vi alzate, vi incamminate verso quella che dovrebbe essere la prossima destinazione: il ristorantino che avevate scelto per la cena.
E invece ti ritrovi in camera, stesa sul letto, a gambe aperte, con lui che gioca infilando e sfilando, a ritmi singolari, il collo d'una bottiglia di birra Corona.
A volte l'imprevidibilità delle cose, fa bene.
Ti fa bene.
Mi fa bene.
lunedì 13 luglio 2015
mercoledì 20 maggio 2015
Da spiegarsi
A volte non capisco se sono forte, debole, sicura, insicura o altro.
E' che cambio prospettiva in base alla lancetta dell'orologio: prima dell'evento gli altri hanno una idea di me, poi, dopo l'evento, la cambiano (completamente o quasi).
Sono stata bene con lui, un tipo conosciuto veramente a caso, sempre che il mio lavoro lo possa chiamare caso.
Sono quelle cose che scattano, che ti portano a fare, senza pensiero tipo "ma che sto facendo?".
Le vivi e basta, insomma.
Quindi m'ha fatto salire in macchina sua, abbiamo viaggiato per circa un'ora, mentre lui chiamava dal cel a fissare una camera.
Camera è riduttivo, una suite piccolina, che ti proiettava in altri tempi, con nicchie ai muri dove trovavano posto vasi di fiori freschi ( i fiori a me non piacciono, ma ci sono momenti in cui non val la pena dire cosa ti piace o meno); la doccia ricavata dentro la roccia (già perché questa struttura sembrava sbucasse dal fianco del monte, appositamente per gustarsi il panorama del lago sottostante); l'angolino intimo dove in modo astuto erano state collocate due poltrone comodissime e un tavolino basso di legno con l'aperitivo del benvenuto; il terrazzo esterno che m'ha vista, nei momenti successivi, fumarmi la sigaretta post amplesso.
E così mi sono ritrovata in questa stanza, con un uomo, conosciuto il giorno stesso.
Abbiamo fatto e rifatto quello che sentivamo di voler fare.
M'è piaciuto molto vedere l'immagine che lo specchio rimandava: me accucciata davanti a lui, mentre glielo succhiavo, tentando di tenere a freno l'avidità che montava; lui che mi tira su con forza, mi spoglia in fretta, mi butta sul letto e senza tanti permessi mi scopa, poi mi gira, mi mette alla pecorina e ritorna a scoparmi. Che senza chiedere nulla, sfila il suo cazzo dalla mia figa e me lo mette in culo, riprendendomi a scopare.
Amplesso.
Che s'è ripetuto altre volte, fino la mattina successiva, quando ci siamo fatti la doccia assieme, siamo risaliti in macchina e lui m'ha portato a prendere il treno di ritorno per casa.
Nulla di che, no?
Eppure.
Ora ho lui che mi scrive, ancora, nonostante non ci sia alcuna promessa di rivedersi.
Mi scrive, mi parla di lui, mi parla di me "ti ho scoperta dolce", oppure lui che, di fronte a un suo messaggio lasciato cadere nel vuoto mi scrive "vorrei capire il tuo stato d'animo".
Perché gli uomini, a volte, sono così ottusi?
E' che cambio prospettiva in base alla lancetta dell'orologio: prima dell'evento gli altri hanno una idea di me, poi, dopo l'evento, la cambiano (completamente o quasi).
Sono stata bene con lui, un tipo conosciuto veramente a caso, sempre che il mio lavoro lo possa chiamare caso.
Sono quelle cose che scattano, che ti portano a fare, senza pensiero tipo "ma che sto facendo?".
Le vivi e basta, insomma.
Quindi m'ha fatto salire in macchina sua, abbiamo viaggiato per circa un'ora, mentre lui chiamava dal cel a fissare una camera.
Camera è riduttivo, una suite piccolina, che ti proiettava in altri tempi, con nicchie ai muri dove trovavano posto vasi di fiori freschi ( i fiori a me non piacciono, ma ci sono momenti in cui non val la pena dire cosa ti piace o meno); la doccia ricavata dentro la roccia (già perché questa struttura sembrava sbucasse dal fianco del monte, appositamente per gustarsi il panorama del lago sottostante); l'angolino intimo dove in modo astuto erano state collocate due poltrone comodissime e un tavolino basso di legno con l'aperitivo del benvenuto; il terrazzo esterno che m'ha vista, nei momenti successivi, fumarmi la sigaretta post amplesso.
E così mi sono ritrovata in questa stanza, con un uomo, conosciuto il giorno stesso.
Abbiamo fatto e rifatto quello che sentivamo di voler fare.
M'è piaciuto molto vedere l'immagine che lo specchio rimandava: me accucciata davanti a lui, mentre glielo succhiavo, tentando di tenere a freno l'avidità che montava; lui che mi tira su con forza, mi spoglia in fretta, mi butta sul letto e senza tanti permessi mi scopa, poi mi gira, mi mette alla pecorina e ritorna a scoparmi. Che senza chiedere nulla, sfila il suo cazzo dalla mia figa e me lo mette in culo, riprendendomi a scopare.
Amplesso.
Che s'è ripetuto altre volte, fino la mattina successiva, quando ci siamo fatti la doccia assieme, siamo risaliti in macchina e lui m'ha portato a prendere il treno di ritorno per casa.
Nulla di che, no?
Eppure.
Ora ho lui che mi scrive, ancora, nonostante non ci sia alcuna promessa di rivedersi.
Mi scrive, mi parla di lui, mi parla di me "ti ho scoperta dolce", oppure lui che, di fronte a un suo messaggio lasciato cadere nel vuoto mi scrive "vorrei capire il tuo stato d'animo".
Perché gli uomini, a volte, sono così ottusi?
lunedì 23 marzo 2015
Comincio ad avere paura di me stessa
Sto avendo un dubbio, forte.
Riguarda me stessa.
Tutto nasce da un episodio che m'è accaduto in una manciata di ore (sì è 'na tristezza già a partire) in questo we che m'ha vista girovagare nel nord italia.
Ho avuto modo d'incontrare persone amiche, che non vedevo da tempo.
E poi, ho ripreso il mio viaggio di fine settimana in solitaria.
Ho incontrato un conoscente col quale ci si pizzica quando io sto in zone sue, tanta voglia espressa fin dal primo abbraccio e bacio.
Di corsa a casa sua, nel suo letto, a stropicciar lenzuola inutili, a togliersi indumenti, dapprima in modo un po' violento, poi lentamente pigramente.
Ritrovarmi nuda, stesa nel letto, lui a cavalcioni sopra di me, sto aspettando ...
"Non ce la faccio scusami"
Subito non ho afferrato bene quello che mi aveva detto e "non ce la fai cosa?"
"Non ce la faccio a scoparti, mi prendi troppo il cervello, sei l'unica donna con la quale mi capita questo".
Stamane ricevo suo sms con scritto "mi manchi".
Gli manca il mio cervello, giusto? Visto che della figa se ne fa nulla.
Riguarda me stessa.
Tutto nasce da un episodio che m'è accaduto in una manciata di ore (sì è 'na tristezza già a partire) in questo we che m'ha vista girovagare nel nord italia.
Ho avuto modo d'incontrare persone amiche, che non vedevo da tempo.
E poi, ho ripreso il mio viaggio di fine settimana in solitaria.
Ho incontrato un conoscente col quale ci si pizzica quando io sto in zone sue, tanta voglia espressa fin dal primo abbraccio e bacio.
Di corsa a casa sua, nel suo letto, a stropicciar lenzuola inutili, a togliersi indumenti, dapprima in modo un po' violento, poi lentamente pigramente.
Ritrovarmi nuda, stesa nel letto, lui a cavalcioni sopra di me, sto aspettando ...
"Non ce la faccio scusami"
Subito non ho afferrato bene quello che mi aveva detto e "non ce la fai cosa?"
"Non ce la faccio a scoparti, mi prendi troppo il cervello, sei l'unica donna con la quale mi capita questo".
Stamane ricevo suo sms con scritto "mi manchi".
Gli manca il mio cervello, giusto? Visto che della figa se ne fa nulla.
giovedì 19 marzo 2015
Scelte
Oggi mi son trovata in pausa pranzo a mangiare, finalmente.
E fuori sede, tra l'altro.
Quindi comincio compitamente, con coltello e forchetta, finché un certo punto la persona seduta di fronte a me mi fa "mangia con le mani no?".
Ho alzato gli occhi, sorriso e mi sono rilassata.
C'è così di poco elegante nella mia persona, vengo spesso ripresa perché cammino velocemente, parlo a mitraglia, mando fanculo ogni due per tre.
Una sera della settimana scorsa stavo seduta in un locale, con amici, si chiacchiera, finché passa vicino al tavolo nostro uno di quelli che puntano molto sulla propria immagine: ben messo bei muscoli bel fisico, abbronzatura da lampada, capello stra pettinato, di quelle pettinatura fintamente scompigliate. Si vedeva lontano un miglio che se la tirava.
Uno dei miei amici mi chiede se ci uscirei con sto tipo, ma quando ho detto di "no", gli altri si son messi a ridere.
E invece è così, che me ne faccio del galletto del pollaio, quando fuori c'è di meglio?
Mi darei una coltellata in pancia se mai dovessi scegliere un tipo del genere.
A me, le persone, devono dare vita e emozione.
Non togliermela.
E fuori sede, tra l'altro.
Quindi comincio compitamente, con coltello e forchetta, finché un certo punto la persona seduta di fronte a me mi fa "mangia con le mani no?".
Ho alzato gli occhi, sorriso e mi sono rilassata.
C'è così di poco elegante nella mia persona, vengo spesso ripresa perché cammino velocemente, parlo a mitraglia, mando fanculo ogni due per tre.
Una sera della settimana scorsa stavo seduta in un locale, con amici, si chiacchiera, finché passa vicino al tavolo nostro uno di quelli che puntano molto sulla propria immagine: ben messo bei muscoli bel fisico, abbronzatura da lampada, capello stra pettinato, di quelle pettinatura fintamente scompigliate. Si vedeva lontano un miglio che se la tirava.
Uno dei miei amici mi chiede se ci uscirei con sto tipo, ma quando ho detto di "no", gli altri si son messi a ridere.
E invece è così, che me ne faccio del galletto del pollaio, quando fuori c'è di meglio?
Mi darei una coltellata in pancia se mai dovessi scegliere un tipo del genere.
A me, le persone, devono dare vita e emozione.
Non togliermela.
mercoledì 4 marzo 2015
Toxic
telefonata 1
- "stai dicendo che io non so scopare ?"
- "dico solo che non avendoti provato, non posso giudicare"
- "io scopo da urlo"
telefonata 2
- "mi dovrei scrivere self service sulla fronte, anzi no, sul culo"
- "non ce la fai sul culo"
- "io se voglio, posso"
Il tutto mentre stavo sul balcone della mia camera, mentre fumavo, gettando allegramente la cenere sopra la testa del mio vicino che abita sotto.
Ora il mio vicino ha appreso che la sottoscritta: scopa, da urlo, da il culo in maniera gradita.
Ovviamente è una pubblicità di parte: ma lo sono un po' tutte le pubblicità, no?
Tutto è nato dal mio ormone, che ieri stava a livelli alti, quasi tossici.
E stanotte, ho preteso, d'essere inculata, come piace a me: non soft, ruvidamente.
Ne porto ora le dolorose/piacevoli conseguenze. E non contenta, ogni tanto lo stringo il culo, per sentire meglio le fitte, che si trasformano in brividi di piacere che corrono fin alla nuca.
Mi sento come un animale selvatico che ha annusato l'odore del sangue.
E' cominciata la stagione, della caccia.
- "stai dicendo che io non so scopare ?"
- "dico solo che non avendoti provato, non posso giudicare"
- "io scopo da urlo"
telefonata 2
- "mi dovrei scrivere self service sulla fronte, anzi no, sul culo"
- "non ce la fai sul culo"
- "io se voglio, posso"
Il tutto mentre stavo sul balcone della mia camera, mentre fumavo, gettando allegramente la cenere sopra la testa del mio vicino che abita sotto.
Ora il mio vicino ha appreso che la sottoscritta: scopa, da urlo, da il culo in maniera gradita.
Ovviamente è una pubblicità di parte: ma lo sono un po' tutte le pubblicità, no?
Tutto è nato dal mio ormone, che ieri stava a livelli alti, quasi tossici.
E stanotte, ho preteso, d'essere inculata, come piace a me: non soft, ruvidamente.
Ne porto ora le dolorose/piacevoli conseguenze. E non contenta, ogni tanto lo stringo il culo, per sentire meglio le fitte, che si trasformano in brividi di piacere che corrono fin alla nuca.
Mi sento come un animale selvatico che ha annusato l'odore del sangue.
E' cominciata la stagione, della caccia.
martedì 24 febbraio 2015
Tiè firmati da solo
"Il Padrone accetta espressamente di prendersi cura della sua schiava, di curarla, punirla ed addestrarla al fine del suo esclusivo piacere e del suo godimento, fornendo alla schiava le spiegazioni necessarie al suo soddisfacimento."
etc etc e bla bla.
Scusate, ma sto ridendo come una scema.
Ovviamente ho tralasciato di fare copia/incolla dei doveri della slave, tanto il mondo intero li conosce, no?!
Eccetto chi si fregia del titolo di Padrone.
Poveri.
Dio, a me verrebbe da ridire se mi si chiedesse di chiamare qualsiasi persona "padrone".
Padrone sto par di balle.
Sempre più vicina alla conferma, che dentro me alberga alcuna slave.
etc etc e bla bla.
Scusate, ma sto ridendo come una scema.
Ovviamente ho tralasciato di fare copia/incolla dei doveri della slave, tanto il mondo intero li conosce, no?!
Eccetto chi si fregia del titolo di Padrone.
Poveri.
Dio, a me verrebbe da ridire se mi si chiedesse di chiamare qualsiasi persona "padrone".
Padrone sto par di balle.
Sempre più vicina alla conferma, che dentro me alberga alcuna slave.
martedì 17 febbraio 2015
E chi mi capisce (forse) è bravo
Ho (sempre) discriminato le chat, per vari motivi.
1-perché le considero un ottimo specchietto per le allodole, ove ciascuno di noi presenta ciò che vuole di se stesso;
2-perché non reggo chi non regge: non mi si posson chiedere foto o altro dopo mezzo scambio di battuta;
3-perché non ho la costanza sufficiente.
Questi alcuni dei miei motivi, mi interesserebbe capire i motivi altrui.
A volte, le conoscenze tramite chat possono far danni.
Quattro anni fa intrapresi una chat con un ragazzo, più giovane di me di tre anni.
Dico subito che mi vergogno di come mi sono comportata per tutto il percorso di conoscenza.
Perché a lui ho mentito spudoratamente: nome, età... tanto mi dicevo, quando mai ci si incontrerà e potrà verificare sul mio viso che non son giovane quanto mi dichiaravo?
Ci si commentava (scrivevamo entrambi un blog), ci si scriveva, lui restio a darmi il numero di telefono.
Più lui metteva i freni, più io mi incapricciavo, spingendo sta conoscenza.
Finché un tardo pomeriggio, dopo un anno di mail e chat, ci siamo conosciuti.
Mi aspettava dove c'eravamo dati appuntamento, mi fece salire sulla sua macchina, diretti al locale dove lui aveva prenotato un posto per la cena.
Prima di arrivare a destinazione, fece una variante al percorso, portandomi verso la montagna, in un posto dove si godeva un panorama mozzafiato.
Ricordo di me, appoggiata al muretto, con lo strapiombo di sotto, il vento che mi scompigliava i capelli.
Lui era un galantuomo? No, era semplicemente timido e con una paura immensa di bruciarsi il cuore.
Ste cose, noi donne le capiamo subito.
Lì in quel momento potevo fargli del bene e dirgli "chiudiamo qua la serata". Invece mi stetti zitta, ritornammo alla macchina. Durante il tragitto lui mi raccontò del suo lavoro, del rapporto coi suoi familiari... si aprì, insomma no?
Io perseveravo con le mie bugie personali: lui non diede segno di riconoscere la mia vera età. A volte mi chiedo come si fa ad essere così ciechi.
Arrivammo al locale, mangiammo tranquillamente, chiacchierando del più del meno, finché un certo punto lui allungò una mano e la pose delicatamente sopra la mia, dicendomi "sei bella".
Non sono una donna scafata, non ho una vera corazza e ogni qualvolta un uomo mi fa apprezzamenti, mi turba. Non li accetto, li considero subdoli strumenti.
Uscimmo, passeggiammo un po' per le vie del centro.
Sentivo me stessa fuori luogo.
Sentivo stanchezza per la situazione, percepivo l'animo buono di lui e tutto ciò mi faceva terrore.
Non reggo i sentimentalismi, se non li cerco e non li voglio.
Il bello è che io manco sapevo cosa cercavo.
Ora sa cosa cercavo , ora so.
Ci trovammo nella mia stanza, la mia solita stanza, coll'addetto al turno di notte che consideravo alla stregua di un familiare. Sempre troppo buono nei miei confronti, nelle cose da me dimenticate e che sistematicamente mi riconsegnava la volta successiva.
Perché lo portai in stanza? Semplice: il tipo fisicamente mi piaceva, dopo un anno di conoscenza epistolare (se così si può ancora chiamare) mi pareva un po' di conoscerlo... quindi, perché no?
Siamo esseri fatti di errori: io ne faccio uno dopo l'altro. E mi starebbe bene se lo faccio a discapito mio, ma non ci riesco sempre a non coinvolgere gli altri.
Non mi va, ora, di addentrarmi in quello che ho vissuto in quella stanza, perché mi pesa ancora (ora) la sua testa poggiata sulla mia pancia, alla fine, mentre lui mi diceva "sei una donna fantastica, così diversa dalle altre".
Da quella sera non l'ho più voluto rivedere, non ho più risposto ai suoi messaggi, ho solo una volta letta la sua lunga email, nel quale mi apriva il cuore e mi pregava di non ferirlo. L'ho cancellata subito.
Posso vergognarmi fino alla nausea del mio atteggiamento.
Posso fare tante cose, ma non posso esser attratta dalla gente poco bastarda nell'animo.
E non capisco perché, a volte, mi comporto così.
1-perché le considero un ottimo specchietto per le allodole, ove ciascuno di noi presenta ciò che vuole di se stesso;
2-perché non reggo chi non regge: non mi si posson chiedere foto o altro dopo mezzo scambio di battuta;
3-perché non ho la costanza sufficiente.
Questi alcuni dei miei motivi, mi interesserebbe capire i motivi altrui.
A volte, le conoscenze tramite chat possono far danni.
Quattro anni fa intrapresi una chat con un ragazzo, più giovane di me di tre anni.
Dico subito che mi vergogno di come mi sono comportata per tutto il percorso di conoscenza.
Perché a lui ho mentito spudoratamente: nome, età... tanto mi dicevo, quando mai ci si incontrerà e potrà verificare sul mio viso che non son giovane quanto mi dichiaravo?
Ci si commentava (scrivevamo entrambi un blog), ci si scriveva, lui restio a darmi il numero di telefono.
Più lui metteva i freni, più io mi incapricciavo, spingendo sta conoscenza.
Finché un tardo pomeriggio, dopo un anno di mail e chat, ci siamo conosciuti.
Mi aspettava dove c'eravamo dati appuntamento, mi fece salire sulla sua macchina, diretti al locale dove lui aveva prenotato un posto per la cena.
Prima di arrivare a destinazione, fece una variante al percorso, portandomi verso la montagna, in un posto dove si godeva un panorama mozzafiato.
Ricordo di me, appoggiata al muretto, con lo strapiombo di sotto, il vento che mi scompigliava i capelli.
Lui era un galantuomo? No, era semplicemente timido e con una paura immensa di bruciarsi il cuore.
Ste cose, noi donne le capiamo subito.
Lì in quel momento potevo fargli del bene e dirgli "chiudiamo qua la serata". Invece mi stetti zitta, ritornammo alla macchina. Durante il tragitto lui mi raccontò del suo lavoro, del rapporto coi suoi familiari... si aprì, insomma no?
Io perseveravo con le mie bugie personali: lui non diede segno di riconoscere la mia vera età. A volte mi chiedo come si fa ad essere così ciechi.
Arrivammo al locale, mangiammo tranquillamente, chiacchierando del più del meno, finché un certo punto lui allungò una mano e la pose delicatamente sopra la mia, dicendomi "sei bella".
Non sono una donna scafata, non ho una vera corazza e ogni qualvolta un uomo mi fa apprezzamenti, mi turba. Non li accetto, li considero subdoli strumenti.
Uscimmo, passeggiammo un po' per le vie del centro.
Sentivo me stessa fuori luogo.
Sentivo stanchezza per la situazione, percepivo l'animo buono di lui e tutto ciò mi faceva terrore.
Non reggo i sentimentalismi, se non li cerco e non li voglio.
Il bello è che io manco sapevo cosa cercavo.
Ora sa cosa cercavo , ora so.
Ci trovammo nella mia stanza, la mia solita stanza, coll'addetto al turno di notte che consideravo alla stregua di un familiare. Sempre troppo buono nei miei confronti, nelle cose da me dimenticate e che sistematicamente mi riconsegnava la volta successiva.
Perché lo portai in stanza? Semplice: il tipo fisicamente mi piaceva, dopo un anno di conoscenza epistolare (se così si può ancora chiamare) mi pareva un po' di conoscerlo... quindi, perché no?
Siamo esseri fatti di errori: io ne faccio uno dopo l'altro. E mi starebbe bene se lo faccio a discapito mio, ma non ci riesco sempre a non coinvolgere gli altri.
Non mi va, ora, di addentrarmi in quello che ho vissuto in quella stanza, perché mi pesa ancora (ora) la sua testa poggiata sulla mia pancia, alla fine, mentre lui mi diceva "sei una donna fantastica, così diversa dalle altre".
Da quella sera non l'ho più voluto rivedere, non ho più risposto ai suoi messaggi, ho solo una volta letta la sua lunga email, nel quale mi apriva il cuore e mi pregava di non ferirlo. L'ho cancellata subito.
Posso vergognarmi fino alla nausea del mio atteggiamento.
Posso fare tante cose, ma non posso esser attratta dalla gente poco bastarda nell'animo.
E non capisco perché, a volte, mi comporto così.
martedì 10 febbraio 2015
A conti fatti
Canotta e slip, così vado a dormire solitamente.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.
E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.
Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?". E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.
E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.
Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?". E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.
giovedì 5 febbraio 2015
Proiezioni
Una splendida posizione.
Non dovrei dirlo, ma mi piace sta posizione.
Sesso orale: una pratica che non schifa mai. Alla sottoscritta piace e molto, praticarlo al partner.
Ma quando trovo chi sa donare a me, che mette al centro il mio di piacere, pur con qualche reticenza, mi ci abbandono.
E da un trascorso di dare, provando il ricevere, capisco che è l'atto più egoista dell'amplesso.
Senza fraintendimenti, mi spiego.
Quando lo pratico, io ci provo gusto.
Ricevendolo, ho capito che in quel momento, in mezzo alle mie cosce ci potrebbe stare chiunque, perché non dipende da quella persona il mio piacere.
Sei tu e il tuo piacere, chi te lo procura un semplice mezzo.
E' un po' deludente come discorso, ma alla fine è così: e mi chiedo quante coppie, a occhi chiusi pensano di essere altrove, mentre la persona che si sta affannando pensa di essere il tuo centro del mondo.
Quante volte, allora mi chiedo, finché praticavo un signor pompino, boccalinguacazzo, succhiando, leccando, sputandoci sopra, rileccando... io, per lui, non ero io, ma un'altra?
Libri e libri che dicono che il corpo non può mentire. Ma è vero però, se non sono sessualmente attratta da una persona, non mi bagno. Ma è anche vero che la mente tradisce spesso.
Quindi, quesito del giorno: quanti scopano/vanno a letto/fanno l'amore col partner, pensando a altri?
giovedì 8 gennaio 2015
Pensieri
Siamo tutte persone normali, fino prova contraria.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
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