venerdì 21 novembre 2014

Allo specchio

Avete presente il cane si morde la coda? A me fa sempre sorridere questa immagine, perché penso che se un giorno riuscisse veramente ad afferrala, sta coda, finirebbe il gioco. Che poi la afferra comunque.
E' sintomo di stress.

Penso a non tanti mesi fa, me, in corsa continua, per scacciare i pensieri più bui.
Penso a me, ora, in pausa: emotivamente serena, appagata nel lavoro.

Ma in sto limbo, mi concedo a ripensare ai miei momenti passati: apro il mio diario segreto, fissato per bene sul mio pc e leggo, le mie storie.

C'ho sto vizio: vissuta un'esperienza con una persona, nel giro di un giorno o due, metto nero su bianco, in un foglio word il dato oggettivo e soggettivo.

E pure ieri, ho riletto alcune pagine di questo diario messe giù mesi fa: mi son sorpresa quanto più effetto facessero i particolari annotati, che non la scena generale.
Insomma la scopata aveva lasciato spazio a quello che senza condizione la mia mente aveva fissato:
-dal bicchiere poggiato sul tavolo, mentre ci stavo piegata a novanta sopra quel tavolo;
-dalle luci che non riuscivo a vedere in quel cielo notturno cittadino, mentre lui teneva la mia testa ferma sul muro di quel palazzo, sentendo il ruvido della malta sulla mia guancia;
-al profumo delle lenzuola, bianche e candide di quell'albergo, mentre lo sentivo entrare dentro me.

E altre ancora.

E allora m'è sorto un dubbio: io che pensavo di darmi totalmente, in quei frangenti, ho rubato a "lui" il mio bene più prezioso. La mia testa.
Ho concesso un corpo, ma non la persona: e per me può risultare un cruccio.
Perché questo è il genere di atteggiamento che si concede ai trombamici no?
O a quelle persone per cui provi una giusta dose di attrazione, ti rotoli anche con divertimento tra le lenzuola. Magari ci condividi anche momenti di sana normalità: una colazione, una doccia o una sigaretta. Volendo esagerare ti concedi anche uscite, pubbliche o non.
Ma se alla sera, dopo tutta sta giostra, che magari m'ha vista anche sorridente, sto bene nel mio e non sento testa e pancia struggersi, cosa significa?
Voglio vorrei, ma non lo so.

Niente racconti psuedo porno oggi, niente particolari erotici, che possano interessare.
Semplici riflessioni.


giovedì 13 novembre 2014

un cucchiaino di miele

Tempo fa, un amico, mi passò un volume intero di Milo Manara, in spagnolo: scaricato interamente sul mio portatile.
Non lo so parlare, ovvio, ma è comprensibile ed intuibile, inoltre i fumetti aiutano molto, davvero molto, a comprendere la trama.

Mi affascina soprattutto un personaggio.. Miele.

E ieri sera, finché mettevo un po' di miele su di una fetta di pane, sono rimasta col cucchiaino a mezz'aria, sospesa nei miei pensieri.
Cosa fa appiccicare la mia mente ad altri menti? Come?

Non è così semplice, trovare la persona che sa spingere la mia mente, mentre tiene stretta la mia testa in altre faccende fisiche.
E' un atto di estrema fiducia, la mia, nel concedere. Un gioco perverso, una simil lotta, che mi sfianca anche fisicamente.
Mangio nervoso da quando sono nata, forse è questo il motivo che mi spinge a cercare una persona che sappia allontanarmi dal mio modo di pensare.




venerdì 7 novembre 2014

Basta poco, a volte

Una bottiglia di vino della Sicilia, due calici, un divano.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".

E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.

Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca  a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.

Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.

A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.

E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.

lunedì 3 novembre 2014

Forse

Quanti forse ci sono nella propria vita? Mai troppi, no?

E non considero i miei forse un freno, ma giusto attimo di riflessione, che ti portano a migliorare le azioni future.

Forse, se non mi lasciavo legare, stretta, con la corda ai polsi, bendata, finché mi filmava col suo cellulare era meglio.
Annotazione che apporterò nella mia virtuale agenda "i video me li devo far da sola". Così non devo poi richiedergli di mandarmeli, visto che come mio solito (sbadatamente), li ho cancellati.
Son fortunata che ho un buon rapporto con lui: dire amici è esagerazione, ma anche a distanza di mesi che non lo sentivo, è stato gentile e con premura me li ha rinviati.
Che poi abbia scambiato questa mia richiesta come modo per ricontattarlo, bhe, cavoli suoi. Da lui ciò che volevo ho preso.

Forse non sono tagliata al centopercento per fare la sottomessa, o forse sì.
C'ho sto dubbio che infastidisce il mio lavoro di oggi: son scostante e scortese con tutti.

Forse ci sto mettendo troppo tempo a sfondare il mio limite principale: inseguo da tempo una fantasia, mia, eppure mai messa in pratica. Non trovo nessuno che voglia condividere questo mio progetto: abbattere un mio tabù.

Forse sto troppo bene nella mia vita reale di tutti i giorni: fatta di bei momenti, tranquilli, dove ogni oggetto sta lontano dal mio corpo.

Forse è ora che cambi il mio nome, se solo facebook mi lasciasse farlo: non ha un solo motivo valido per esser pronunciato questo nome. Cosa che mi va stretta, non mi calza, proprio per nulla.