martedì 28 ottobre 2014

Cosa cela

Poche volte me lo son chiesta, perché troppo schiacciata dalla mia tendenza a farmi guidare.
Certo è vero che non tutti posso guidare tutte. E viceversa.
Ma ora che sto mettendo un po' di distanza, che ogni giorno traccio un cerchio limitativo a raggio sempre più ampio, me lo chiedo.
Cosa sta nella mente di chi si definisce master?
Io non lo so.

Mi infastidisce la discontinuità del gioco, che gioco è.
Un gioco fantasioso, che permette di incanalare e vivere le proprie fantasie.

E mi lascia perplessa la conseguenza di questo gioco, su di me: ho un livello di anaffettività sempre più alto.
Mi sta abbandonando il brio della complicità, della voglia di condividere.
E quando vengono a mancare ingredienti basilari, il piatto ne esce uno schifo.
Prendi una cagna o slave o come la si vuole idealizzare, spogliala di questi ingredienti, diventa una puttana, nel senso più offensivo del termine.
La parte del giocattolino che colma i tempi morti d'un quotidiano qualunque, io non riesco a recitarla.
Perché appunto sarebbe una messinscena.
Sono nata per vivere.
E finchè vivo godo.
Fosse anche per strade mie personali.

giovedì 23 ottobre 2014

Capo fischia

Ci sono certe volte che il mio ruolo di sottomessa mi soffoca, tanto è forte il bisogno in me di rendermi utile all'altrui persona, sapermi al centro dei suoi pensieri, o quel presunto centro che io ipotizzo esista.
A onor del vero, a volte questo ruolo mi va stretto.
Ci sono mattine che mi sveglio arrabbiata con me, decisa a sciogliere ogni legame: e se dipendesse dagli altri, mai si romperebbero le catene.

Sono giorni strani, sarà questo autunno poco sornione, diverso dal solito. Tutto sono, in sti giorni, fuorché mansueta.
Sono un po' stanca dei ruoli.

Perché se non c'è percezione di quel minimo di umanità, si sbriciola in me la voglia di fare, di applicarmi.
Io do, se tu mi dai.
Ma ho corso troppo in questi ultimi mesi. E il Tu che ho soddisfatto, si deve mettere l'anima in pace per un po'.
E se i treni passano, lasciando me su quella banchina d'una stazione incolore, bhé così sia.
Prenderò il successivo, magari settimana prossima o il mese prossimo.


venerdì 17 ottobre 2014

Anche se..

"...rivedere il tuo sguardo, tu col plug, ..voglia di leccarti..sono invasato di te".

Come buongiorno non è male.
E lui pure non è male:  non mi stressa, non mi soffoca, ha capito che se io sono quadrata, non posso tramutarmi in un cerchio.
Eppure quel suo "sono invasato di te" un po' mi mette ansia.
E che io non sono la sua cagna-slave, me lo ha fatto intendere fin dall'inizio.
M'ha fatto sedere sul bordo del letto, ben composta, s'è inginocchiato davanti a me, seduto sui suoi talloni, mettendo le sue mani sulle mie ginocchia e sorridendo m'ha fatto il discorsetto "..se pensi che io sia qua per dirti che io sono l'uomo forte e tu la cagna debole, stiamo sbagliando.. lascia perdere tutte le stronzate che senti in giro..".
Ho ascoltato in silenzio le sue parole, guardando per bene il suo viso, cercando di memorizzarlo il più che potevo, gli occhi scuri ma con quella luce che brilla dentro, l'attaccatura dei capelli. E sentivo la pressione delle sue mani sulle ginocchia e.. mi sentivo una bambina. Troppo forse.

Boh, a volte non so cosa realmente accada in me: e quando capita così vado di contrasto.
Punto i piedi, tendo a non ascoltare, scontento le attese altrui.

Eppure lui sta paziente, non mi importuna, ma non mi fa le pippe mentali.
Posso stare giorni senza rispondere o scrivere, eppure lo trovo lì pronto e gentile quando mi faccio viva.

E c'è questo strano mix: dolcezza e durezza, in lui.
E mi sale quella che forse si potrebbe ansia da prestazione. Ma non fisica.

martedì 14 ottobre 2014

Birthday Bitch

Tra poco festeggerò il mio compleanno, soffierò la candelina, su non so quale torta.
Sempre stata un po' restia ai compleanni (specie il mio), ma negli ultimi anni, vuoi le decisioni di vita prese, vuoi le nuove compagnie, le nuove frequentazioni.. mi ritrovo felicemente coccolata dal loro affetto.
Affetto che ho in special modo dagli uomini che hanno riscaldato le mie lenzuola, anche se i contatti (non solo fisici) si sono raffreddati: eppure non si dimenticano.

Cosa porta l'essere umano a festeggiare?

Sinceramente preferirei usare in modo alternativo la candela e la sua cera. Specie se di due colori: rossa e nera.
Sentirne le gocce calde che marcano senza segno la mia pelle. Marcano la mia testa però.
Il bruciore che invade il mio sesso, ritrovarmelo coperto: mentre la pelle brucia io mi sento viva, come non mai.
Lasciar raffreddare il tutto, come a metter un sigillo su di me.
Il bello del gioco viene quando questo sigillo va rotto, con la punta del cazzo.
Viene meglio quando questo sigillo me lo applicano sul culo.

Una tela, non propriamente bianca, nelle mani d'un pittore non propriamente folle.
A suo libero arbitrio, creare giochi di colori su di me.
E se prima di iniziare con la colatura calda della cera, mi schiaffeggia la pelle, provo maggior dolore.
E il dolore del mio corpo rompe le catene che ingabbiano la mia mente.
Mi sento libera come non mai.
Di piacere e di dare piacere.


giovedì 9 ottobre 2014

Gelato

Ho ricordi di me da piccola, golosa di cioccolato al cioccolato e fragola: andavo timida dal gelataio col soldo in mano, la frangia scura che in parte nascondeva gli occhi, lo guardavo, gli allungavo il soldo e con l'altra mano prendevo il cono.

Ora il gelato non è più così goloso per me. Con poca timidezza, ma tanta curiosità, ora,  prendo il cazzo in mano e lo lecco con la punta della lingua.
Mi piace, succhiarlo, prenderlo in bocca, schiacciarlo con la lingua e succhiarlo ancora. Tutto un gioco di labbra, bocca e lingua.
Mi piace farci colare la mia saliva sulla punta e poi rimettermelo in bocca.

Rewind

..appoggiato lui sul muretto del giardino pubblico, io su di lui, baci, la mia mano che si infila dentro i suoi pantaloni, dita che cercano, scostano l'elastico dei boxer e trovano la punta calda e tesa, umida. Mi bagno i polpastrelli del suo umore, sfilo la mano, guardo le mie dita e me le porto alla bocca, assaggiando il suo sapore. Salato, buono. Non sono io ingorda .. il piatto è troppo buono. Altro bacio, passo a lui il suo sapore.


..seduti sui sedili posteriori della sua auto, parcheggiata in una stradina poco fuori città, semi illuminata dal lampione posto all'incrocio. Mi metto a cavalcioni di lui, lo bacio mentre le mie mani gli sbottano la camicia, scoprendo un petto villoso. Non mi piace, ma non è un problema, continuo con le mie mani, mentre mi chino a leccargli i capezzoli, sorridendo quando lo sento ansimare. Mi muovo sopra di lui: i miei jeans sfregano e si scaldano contro i suoi pantaloni, sentendo la sua eccitazione montare. Gli slaccio la cintura, sbottono i pantaloni, sotto trovo dei boxer grigi e il profilo del suo sesso teso. Mi scosto da lui, passo pigramente le dita sulla sagoma del suo cazzo, lui sta zitto, ma sento i suoi occhi scuri puntati sulla mia nuca. Avvicino il mio viso, annuso il suo odore, mi piace, passo la lingua sul tessuto dei boxer, mordo leggermente e con le dita scosto l'elastico.
Resto sempre incanta allo splendore d'una cappella tesa, per me: un invito ad approfittarne, ci gioco con la punta della mia lingua, lo assaggio, tentando di frenarmi, di dirmi di andarci più calma, ma nel pensarlo me lo sono già preso in bocca.

Gelato, un po' salato.

"Hai un viso magnifico, due occhi curiosi: sei così porca e bambina, il tuo pensiero mi perseguita"
Ieri mi son state dette queste parole, eppure, ogni volta mi sorprendo che le dicano a me.

martedì 7 ottobre 2014

Sotto la torre

"Sei nata per il cazzo", mentre lo diceva, mi sfilava i pantaloni della tuta, blu e mi schiacciava sul divano.
Non è stata questa frase che mi ha fatto capire chi o cosa sono: difficilmente avrò un tracciato definito di me stessa.
Eppure, queste parole risuonano ancora, sempre, nella mia testa.
Non penso vi sia distinzione di significato se espresse da un uomo o da una donna, perché ciò che conta sono la verità che esprimono.

Sono attratta dal membro maschile, quasi soggiogata, se a questo è associato una mente che mi guida.
Nel tendere la mia mano, a prenderlo, a infilarmelo in bocca, tendo contemporaneamente una mano nel buio.
Brancolare in quel nero d'anima che celo spesso, mentre la sua voce mi guida, mi chiede, mi ordina.. è ciò che chiedo. Non sempre umilmente, a volte furiosamente. A volte sto zitta e faccio un passo indietro.

Non inseguo l'esser troia. Non inseguo fingere. Specie a letto.
Ho un corpo che spesso mi tradisce, fa trasparire il mio desiderio, eppure non cerco la scopata.
Mi trovo disorientata quando il livello di dominazione nei miei confronti è basso.

E se mi chiedi una cosa, la faccio. Se non la faccio è perché sento il tuo tentennare o poca convinzione del gioco.

Rewind

Seduta sotto i portici di questa città, sempre vista da piccola di sfuggita, sto col mio vestito bianco e grigio. Mi rilasso con la schiena allo schienale della seggiola di legno. Aspettiamo la cameriera che passa a prendere le ordinazioni, ci guardiamo.
Io prendo uno spritz, lui pure e con calma assoluta avvicina la sua sedia alla mia, la sua coscia destra che tocca la mia. Mi guarda in viso, occhi marroni su occhi marroni e "allarga le gambe", lo faccio.
Aspetto e guardo lui che prende un cubetto di ghiaccio, sorride e la mano sparisce sotto il tavolo.
Non vedo, ma sento.
Sento il freddo che scorre pigramente sulla pelle della mia coscia, sale lentamente, lasciando una piccola scia.
Sorrido, alzo il viso mi guardo in giro: di fronte a noi, sedute ci sono due donne, una delle due sta facendo moine al bambino nel passeggino. Cerco di vedere se si accorgono di quello che accade sotto al nostro tavolo, finché non sento freddo e bagnato sui miei slip, un suo dito che scosta il bordo, il pezzetto di ghiaccio che mi bagna.
Allargo istintivamente ancor di più le gambe, sento la mia figa che risucchia il ghiaccio, seguito dalla sue dita.
Sta lì, per pochi secondi, gioca e sorride. Io non sorrido più. E' finito il tempo dei sorrisi.
"Adesso ti alzi e vai in bagno e mi aspetti".
Lo faccio, mi alzo, entro nel locale chiedo alla cameriera dove stanno i bagni, me li indica.
Il mio viso tradisce la mia figa? Non lo so.
Entro in bagno, o in quello che è lo spazio comune che divide il bagno delle donne da quello delle donne e penso "ma  in quale bagno ora?". Lo aspetto lì.
Attesa che dura pochi minuti, che non vede la mia eccitazione calare. Entra e senza dire una parola mi prende per un braccio, mi gira verso la porta che comunica col corridoio esterno, mi fa alzare le braccia, con una mano mi tiene i polsi sopra la mia testa, con l'altra mano sento che si slaccia la cintura, la sfila e la passa delicatamente sopra il mio vestito.
Sale quel vestito, fin sulla mia vita, calano gli slip a metà coscia, protendo il mio culo verso di lui, lo sento bisbigliare al mio orecchio "sei un'impaziente vogliosa", chiudo gli occhi e non parlo.
Sento la punta del suo cazzo che si appoggia su di me, sento che cerca di farsi strada.
E velocemente me lo infila, allargo le gambe e spingo ancor di più verso di lui, ma lui mi ordina secco di stare ferma.
Stiamo così, io con la faccia, il seno, la pancia schiacciati alla porta, lui dietro di me, il suo cazzo dentro la mia figa, lo sento sospirare forte e poi comincia a muoversi. Non parlerà più lui, non serve.
Finché non lo sfilerà velocemente, mi farà inginocchiare e me lo metterà in bocca, dicendomi di prenderlo tutto, di non sprecare nulla.

Resto così, col suo cazzo soddisfatto nella mia bocca, in ginocchio. Sento le sue mani che affondano nei miei capelli, li accarezza dolcemente, si scosta, mi fa rialzare, mi prende il viso tra le mani e con i pollici mi disegna piccoli cerchi sulle guance e sugli zigomi. Mi dice di chiudere gli occhi e mi bacia dolcemente le palpebre.

Mi scosto, mi sistemo gli slip e il vestito, mi avvicino al lavandino per sciacquarmi la bocca: mentre lo faccio lui si mette dietro di me, mi cinge piano piano la vita e mi morde leggermente alla base del collo.

Sì adoro i morsi.
Ritorniamo fuori, al nostro tavolino, ai nostri spritz, perché non si spreca nulla.

E' un gioco tutto ciò? No, ho bisogno della dominazione, perché mi fa sentire libera, priva di responsabilità, di mezze vie.


lunedì 6 ottobre 2014

I Don't Want To Change You

Ho poca, pochissima esperienza, di questo mondo: ho solo me stessa.
Una natura inconsapevole scoperta pochi anni fa.
A volte da soffocare, a volte da liberare.

Ultimo mio respiro di libertà

Passeggio tranquillamente, sono in anticipo di una decina di minuti, come mio solito. Se di appuntamento si parla, arrivo sempre un po' prima, perché..
Perché lo incontro oggi per la prima volta, dopo qualche chiacchierata al telefono, semi formali. O volutamente mai lasciate scadere.
E se lo noto prima di lui e se m'accorgo che a fiuto non è il tipo giusto, prendo e me ne vado dandogli buca.
Ma lo vedo avanzare: alto, passo disinvolto e sicuro, il tipico signor sicuro di sè.
Mi decido ad andare a conoscerlo, gli vado incontro: chiudo la telefonata con lui, ora che ho capito che la voce che sto ascoltando all'orecchio corrisponde ad un volto, ad un corpo, ad un uomo che non mi dispiace.

.. Ma questo è l'ultimo, con calma mi racconterò dall'inizio.