Una bottiglia di vino della Sicilia, due calici, un divano.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".
E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.
Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.
Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.
A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.
E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.
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