martedì 17 febbraio 2015

E chi mi capisce (forse) è bravo

Ho (sempre) discriminato le chat, per vari motivi.
1-perché le considero un ottimo specchietto per le allodole, ove ciascuno di noi presenta ciò che vuole di se stesso;
2-perché non reggo chi non regge: non mi si posson chiedere foto o altro dopo mezzo scambio di battuta;
3-perché non ho la costanza sufficiente.
Questi alcuni dei miei motivi, mi interesserebbe capire i motivi altrui.

A volte, le conoscenze tramite chat possono far danni.
Quattro anni fa intrapresi una chat con un ragazzo, più giovane di me di tre anni.
Dico subito che mi vergogno di come mi sono comportata per tutto il percorso di conoscenza.
Perché a lui ho mentito spudoratamente: nome, età... tanto mi dicevo, quando mai ci si incontrerà e potrà verificare sul mio viso che non son giovane quanto mi dichiaravo?

Ci si commentava (scrivevamo entrambi un blog), ci si scriveva, lui restio a darmi il numero di telefono.
Più lui metteva i freni, più io mi incapricciavo, spingendo sta conoscenza.
Finché un tardo pomeriggio, dopo un anno di mail e chat, ci siamo conosciuti.

Mi aspettava dove c'eravamo dati appuntamento, mi fece salire sulla sua macchina, diretti al locale dove lui aveva prenotato un posto per la cena.
Prima di arrivare a destinazione, fece una variante al percorso, portandomi verso la montagna, in un posto dove si godeva un panorama mozzafiato.
Ricordo di me, appoggiata al muretto, con lo strapiombo di sotto, il vento che mi scompigliava i capelli.

Lui era un galantuomo? No, era semplicemente timido e con una paura immensa di bruciarsi il cuore.
Ste cose, noi donne le capiamo subito.
Lì in quel momento potevo fargli del bene e dirgli "chiudiamo qua la serata". Invece mi stetti zitta, ritornammo alla macchina. Durante il tragitto lui mi raccontò del suo lavoro, del rapporto coi suoi familiari... si aprì, insomma no?
Io perseveravo con le mie bugie personali: lui non diede segno di riconoscere la mia vera età. A volte mi chiedo come si fa ad essere così ciechi.

Arrivammo al locale, mangiammo tranquillamente, chiacchierando del più del meno, finché un certo punto lui allungò una mano e la pose delicatamente sopra la mia, dicendomi "sei bella".
Non sono una donna scafata, non ho una vera corazza e ogni qualvolta un uomo mi fa apprezzamenti, mi turba. Non li accetto, li considero subdoli strumenti.

Uscimmo, passeggiammo un po' per le vie del centro.
Sentivo me stessa fuori luogo.
Sentivo stanchezza per la situazione, percepivo l'animo buono di lui e tutto ciò mi faceva terrore.
Non reggo i sentimentalismi, se non li cerco e non li voglio.
Il bello è che io manco sapevo cosa cercavo.
Ora sa cosa cercavo , ora so.

Ci trovammo nella mia stanza, la mia solita stanza, coll'addetto al turno di notte che consideravo alla stregua di un familiare. Sempre troppo buono nei miei confronti, nelle cose da me dimenticate e che sistematicamente mi riconsegnava la volta successiva.

Perché lo portai in stanza? Semplice: il tipo fisicamente mi piaceva, dopo un anno di conoscenza epistolare (se così si può ancora chiamare) mi pareva un po' di conoscerlo... quindi, perché no?

Siamo esseri fatti di errori: io ne faccio uno dopo l'altro. E mi starebbe bene se lo faccio a discapito mio, ma non ci riesco sempre a non coinvolgere gli altri.

Non mi va, ora, di addentrarmi in quello che ho vissuto in quella stanza, perché mi pesa ancora (ora) la sua testa poggiata sulla mia pancia, alla fine, mentre lui mi diceva "sei una donna fantastica, così diversa dalle altre".

Da quella sera non l'ho più voluto rivedere, non ho più risposto ai suoi messaggi, ho solo una volta letta la sua lunga email, nel quale mi apriva il cuore e mi pregava di non ferirlo. L'ho cancellata subito.

Posso vergognarmi fino alla nausea del mio atteggiamento.
Posso fare tante cose, ma non posso esser attratta dalla gente poco bastarda nell'animo.

E non capisco perché, a volte, mi comporto così.




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