martedì 10 febbraio 2015

A conti fatti

Canotta e slip, così vado a dormire solitamente.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.

E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.

Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?".  E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.




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