Canotta e slip, così vado a dormire solitamente.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.
E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.
Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?". E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.
martedì 10 febbraio 2015
giovedì 5 febbraio 2015
Proiezioni
Una splendida posizione.
Non dovrei dirlo, ma mi piace sta posizione.
Sesso orale: una pratica che non schifa mai. Alla sottoscritta piace e molto, praticarlo al partner.
Ma quando trovo chi sa donare a me, che mette al centro il mio di piacere, pur con qualche reticenza, mi ci abbandono.
E da un trascorso di dare, provando il ricevere, capisco che è l'atto più egoista dell'amplesso.
Senza fraintendimenti, mi spiego.
Quando lo pratico, io ci provo gusto.
Ricevendolo, ho capito che in quel momento, in mezzo alle mie cosce ci potrebbe stare chiunque, perché non dipende da quella persona il mio piacere.
Sei tu e il tuo piacere, chi te lo procura un semplice mezzo.
E' un po' deludente come discorso, ma alla fine è così: e mi chiedo quante coppie, a occhi chiusi pensano di essere altrove, mentre la persona che si sta affannando pensa di essere il tuo centro del mondo.
Quante volte, allora mi chiedo, finché praticavo un signor pompino, boccalinguacazzo, succhiando, leccando, sputandoci sopra, rileccando... io, per lui, non ero io, ma un'altra?
Libri e libri che dicono che il corpo non può mentire. Ma è vero però, se non sono sessualmente attratta da una persona, non mi bagno. Ma è anche vero che la mente tradisce spesso.
Quindi, quesito del giorno: quanti scopano/vanno a letto/fanno l'amore col partner, pensando a altri?
giovedì 8 gennaio 2015
Pensieri
Siamo tutte persone normali, fino prova contraria.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
giovedì 27 novembre 2014
venerdì 21 novembre 2014
Allo specchio
Avete presente il cane si morde la coda? A me fa sempre sorridere questa immagine, perché penso che se un giorno riuscisse veramente ad afferrala, sta coda, finirebbe il gioco. Che poi la afferra comunque.
E' sintomo di stress.
Penso a non tanti mesi fa, me, in corsa continua, per scacciare i pensieri più bui.
Penso a me, ora, in pausa: emotivamente serena, appagata nel lavoro.
Ma in sto limbo, mi concedo a ripensare ai miei momenti passati: apro il mio diario segreto, fissato per bene sul mio pc e leggo, le mie storie.
C'ho sto vizio: vissuta un'esperienza con una persona, nel giro di un giorno o due, metto nero su bianco, in un foglio word il dato oggettivo e soggettivo.
E pure ieri, ho riletto alcune pagine di questo diario messe giù mesi fa: mi son sorpresa quanto più effetto facessero i particolari annotati, che non la scena generale.
Insomma la scopata aveva lasciato spazio a quello che senza condizione la mia mente aveva fissato:
-dal bicchiere poggiato sul tavolo, mentre ci stavo piegata a novanta sopra quel tavolo;
-dalle luci che non riuscivo a vedere in quel cielo notturno cittadino, mentre lui teneva la mia testa ferma sul muro di quel palazzo, sentendo il ruvido della malta sulla mia guancia;
-al profumo delle lenzuola, bianche e candide di quell'albergo, mentre lo sentivo entrare dentro me.
E altre ancora.
E allora m'è sorto un dubbio: io che pensavo di darmi totalmente, in quei frangenti, ho rubato a "lui" il mio bene più prezioso. La mia testa.
Ho concesso un corpo, ma non la persona: e per me può risultare un cruccio.
Perché questo è il genere di atteggiamento che si concede ai trombamici no?
O a quelle persone per cui provi una giusta dose di attrazione, ti rotoli anche con divertimento tra le lenzuola. Magari ci condividi anche momenti di sana normalità: una colazione, una doccia o una sigaretta. Volendo esagerare ti concedi anche uscite, pubbliche o non.
Ma se alla sera, dopo tutta sta giostra, che magari m'ha vista anche sorridente, sto bene nel mio e non sento testa e pancia struggersi, cosa significa?
Voglio vorrei, ma non lo so.
Niente racconti psuedo porno oggi, niente particolari erotici, che possano interessare.
Semplici riflessioni.
E' sintomo di stress.
Penso a non tanti mesi fa, me, in corsa continua, per scacciare i pensieri più bui.
Penso a me, ora, in pausa: emotivamente serena, appagata nel lavoro.
Ma in sto limbo, mi concedo a ripensare ai miei momenti passati: apro il mio diario segreto, fissato per bene sul mio pc e leggo, le mie storie.
C'ho sto vizio: vissuta un'esperienza con una persona, nel giro di un giorno o due, metto nero su bianco, in un foglio word il dato oggettivo e soggettivo.
E pure ieri, ho riletto alcune pagine di questo diario messe giù mesi fa: mi son sorpresa quanto più effetto facessero i particolari annotati, che non la scena generale.
Insomma la scopata aveva lasciato spazio a quello che senza condizione la mia mente aveva fissato:
-dal bicchiere poggiato sul tavolo, mentre ci stavo piegata a novanta sopra quel tavolo;
-dalle luci che non riuscivo a vedere in quel cielo notturno cittadino, mentre lui teneva la mia testa ferma sul muro di quel palazzo, sentendo il ruvido della malta sulla mia guancia;
-al profumo delle lenzuola, bianche e candide di quell'albergo, mentre lo sentivo entrare dentro me.
E altre ancora.
E allora m'è sorto un dubbio: io che pensavo di darmi totalmente, in quei frangenti, ho rubato a "lui" il mio bene più prezioso. La mia testa.
Ho concesso un corpo, ma non la persona: e per me può risultare un cruccio.
Perché questo è il genere di atteggiamento che si concede ai trombamici no?
O a quelle persone per cui provi una giusta dose di attrazione, ti rotoli anche con divertimento tra le lenzuola. Magari ci condividi anche momenti di sana normalità: una colazione, una doccia o una sigaretta. Volendo esagerare ti concedi anche uscite, pubbliche o non.
Ma se alla sera, dopo tutta sta giostra, che magari m'ha vista anche sorridente, sto bene nel mio e non sento testa e pancia struggersi, cosa significa?
Voglio vorrei, ma non lo so.
Niente racconti psuedo porno oggi, niente particolari erotici, che possano interessare.
Semplici riflessioni.
giovedì 13 novembre 2014
un cucchiaino di miele
Tempo fa, un amico, mi passò un volume intero di Milo Manara, in spagnolo: scaricato interamente sul mio portatile.
Non lo so parlare, ovvio, ma è comprensibile ed intuibile, inoltre i fumetti aiutano molto, davvero molto, a comprendere la trama.
Mi affascina soprattutto un personaggio.. Miele.
E ieri sera, finché mettevo un po' di miele su di una fetta di pane, sono rimasta col cucchiaino a mezz'aria, sospesa nei miei pensieri.
Cosa fa appiccicare la mia mente ad altri menti? Come?
Non è così semplice, trovare la persona che sa spingere la mia mente, mentre tiene stretta la mia testa in altre faccende fisiche.
E' un atto di estrema fiducia, la mia, nel concedere. Un gioco perverso, una simil lotta, che mi sfianca anche fisicamente.
Mangio nervoso da quando sono nata, forse è questo il motivo che mi spinge a cercare una persona che sappia allontanarmi dal mio modo di pensare.
Non lo so parlare, ovvio, ma è comprensibile ed intuibile, inoltre i fumetti aiutano molto, davvero molto, a comprendere la trama.
Mi affascina soprattutto un personaggio.. Miele.
E ieri sera, finché mettevo un po' di miele su di una fetta di pane, sono rimasta col cucchiaino a mezz'aria, sospesa nei miei pensieri.
Cosa fa appiccicare la mia mente ad altri menti? Come?
Non è così semplice, trovare la persona che sa spingere la mia mente, mentre tiene stretta la mia testa in altre faccende fisiche.
E' un atto di estrema fiducia, la mia, nel concedere. Un gioco perverso, una simil lotta, che mi sfianca anche fisicamente.
Mangio nervoso da quando sono nata, forse è questo il motivo che mi spinge a cercare una persona che sappia allontanarmi dal mio modo di pensare.
venerdì 7 novembre 2014
Basta poco, a volte
Una bottiglia di vino della Sicilia, due calici, un divano.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".
E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.
Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.
Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.
A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.
E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".
E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.
Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.
Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.
A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.
E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.
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