A volte basta poco.
Così in un pigro tardo pomeriggio domenicale, ve ne state seduti in piazzetta, a bere un buon vino bianco.
E mentre lo sorseggi, ti incanti a guardare il modo in cui han presentato e servito le noccioline salate: poste all'interno d'una bottiglietta piccola di campari, riciclata appositamente.
La prendi in mano, ne tasti la misura, dal collo fino fino al fondo che si allarga progressivamente.
E mentre lo fai sei consapevole che il suo sguardo sta seguendo, attentamente, ogni tua singola mossa.
Finché ti stanchi della bottiglietta, la riposi sul tavolino, lo guardi in viso, sorridendo angelicamente.
E così vi alzate, vi incamminate verso quella che dovrebbe essere la prossima destinazione: il ristorantino che avevate scelto per la cena.
E invece ti ritrovi in camera, stesa sul letto, a gambe aperte, con lui che gioca infilando e sfilando, a ritmi singolari, il collo d'una bottiglia di birra Corona.
A volte l'imprevidibilità delle cose, fa bene.
Ti fa bene.
Mi fa bene.
lunedì 13 luglio 2015
mercoledì 20 maggio 2015
Da spiegarsi
A volte non capisco se sono forte, debole, sicura, insicura o altro.
E' che cambio prospettiva in base alla lancetta dell'orologio: prima dell'evento gli altri hanno una idea di me, poi, dopo l'evento, la cambiano (completamente o quasi).
Sono stata bene con lui, un tipo conosciuto veramente a caso, sempre che il mio lavoro lo possa chiamare caso.
Sono quelle cose che scattano, che ti portano a fare, senza pensiero tipo "ma che sto facendo?".
Le vivi e basta, insomma.
Quindi m'ha fatto salire in macchina sua, abbiamo viaggiato per circa un'ora, mentre lui chiamava dal cel a fissare una camera.
Camera è riduttivo, una suite piccolina, che ti proiettava in altri tempi, con nicchie ai muri dove trovavano posto vasi di fiori freschi ( i fiori a me non piacciono, ma ci sono momenti in cui non val la pena dire cosa ti piace o meno); la doccia ricavata dentro la roccia (già perché questa struttura sembrava sbucasse dal fianco del monte, appositamente per gustarsi il panorama del lago sottostante); l'angolino intimo dove in modo astuto erano state collocate due poltrone comodissime e un tavolino basso di legno con l'aperitivo del benvenuto; il terrazzo esterno che m'ha vista, nei momenti successivi, fumarmi la sigaretta post amplesso.
E così mi sono ritrovata in questa stanza, con un uomo, conosciuto il giorno stesso.
Abbiamo fatto e rifatto quello che sentivamo di voler fare.
M'è piaciuto molto vedere l'immagine che lo specchio rimandava: me accucciata davanti a lui, mentre glielo succhiavo, tentando di tenere a freno l'avidità che montava; lui che mi tira su con forza, mi spoglia in fretta, mi butta sul letto e senza tanti permessi mi scopa, poi mi gira, mi mette alla pecorina e ritorna a scoparmi. Che senza chiedere nulla, sfila il suo cazzo dalla mia figa e me lo mette in culo, riprendendomi a scopare.
Amplesso.
Che s'è ripetuto altre volte, fino la mattina successiva, quando ci siamo fatti la doccia assieme, siamo risaliti in macchina e lui m'ha portato a prendere il treno di ritorno per casa.
Nulla di che, no?
Eppure.
Ora ho lui che mi scrive, ancora, nonostante non ci sia alcuna promessa di rivedersi.
Mi scrive, mi parla di lui, mi parla di me "ti ho scoperta dolce", oppure lui che, di fronte a un suo messaggio lasciato cadere nel vuoto mi scrive "vorrei capire il tuo stato d'animo".
Perché gli uomini, a volte, sono così ottusi?
E' che cambio prospettiva in base alla lancetta dell'orologio: prima dell'evento gli altri hanno una idea di me, poi, dopo l'evento, la cambiano (completamente o quasi).
Sono stata bene con lui, un tipo conosciuto veramente a caso, sempre che il mio lavoro lo possa chiamare caso.
Sono quelle cose che scattano, che ti portano a fare, senza pensiero tipo "ma che sto facendo?".
Le vivi e basta, insomma.
Quindi m'ha fatto salire in macchina sua, abbiamo viaggiato per circa un'ora, mentre lui chiamava dal cel a fissare una camera.
Camera è riduttivo, una suite piccolina, che ti proiettava in altri tempi, con nicchie ai muri dove trovavano posto vasi di fiori freschi ( i fiori a me non piacciono, ma ci sono momenti in cui non val la pena dire cosa ti piace o meno); la doccia ricavata dentro la roccia (già perché questa struttura sembrava sbucasse dal fianco del monte, appositamente per gustarsi il panorama del lago sottostante); l'angolino intimo dove in modo astuto erano state collocate due poltrone comodissime e un tavolino basso di legno con l'aperitivo del benvenuto; il terrazzo esterno che m'ha vista, nei momenti successivi, fumarmi la sigaretta post amplesso.
E così mi sono ritrovata in questa stanza, con un uomo, conosciuto il giorno stesso.
Abbiamo fatto e rifatto quello che sentivamo di voler fare.
M'è piaciuto molto vedere l'immagine che lo specchio rimandava: me accucciata davanti a lui, mentre glielo succhiavo, tentando di tenere a freno l'avidità che montava; lui che mi tira su con forza, mi spoglia in fretta, mi butta sul letto e senza tanti permessi mi scopa, poi mi gira, mi mette alla pecorina e ritorna a scoparmi. Che senza chiedere nulla, sfila il suo cazzo dalla mia figa e me lo mette in culo, riprendendomi a scopare.
Amplesso.
Che s'è ripetuto altre volte, fino la mattina successiva, quando ci siamo fatti la doccia assieme, siamo risaliti in macchina e lui m'ha portato a prendere il treno di ritorno per casa.
Nulla di che, no?
Eppure.
Ora ho lui che mi scrive, ancora, nonostante non ci sia alcuna promessa di rivedersi.
Mi scrive, mi parla di lui, mi parla di me "ti ho scoperta dolce", oppure lui che, di fronte a un suo messaggio lasciato cadere nel vuoto mi scrive "vorrei capire il tuo stato d'animo".
Perché gli uomini, a volte, sono così ottusi?
lunedì 23 marzo 2015
Comincio ad avere paura di me stessa
Sto avendo un dubbio, forte.
Riguarda me stessa.
Tutto nasce da un episodio che m'è accaduto in una manciata di ore (sì è 'na tristezza già a partire) in questo we che m'ha vista girovagare nel nord italia.
Ho avuto modo d'incontrare persone amiche, che non vedevo da tempo.
E poi, ho ripreso il mio viaggio di fine settimana in solitaria.
Ho incontrato un conoscente col quale ci si pizzica quando io sto in zone sue, tanta voglia espressa fin dal primo abbraccio e bacio.
Di corsa a casa sua, nel suo letto, a stropicciar lenzuola inutili, a togliersi indumenti, dapprima in modo un po' violento, poi lentamente pigramente.
Ritrovarmi nuda, stesa nel letto, lui a cavalcioni sopra di me, sto aspettando ...
"Non ce la faccio scusami"
Subito non ho afferrato bene quello che mi aveva detto e "non ce la fai cosa?"
"Non ce la faccio a scoparti, mi prendi troppo il cervello, sei l'unica donna con la quale mi capita questo".
Stamane ricevo suo sms con scritto "mi manchi".
Gli manca il mio cervello, giusto? Visto che della figa se ne fa nulla.
Riguarda me stessa.
Tutto nasce da un episodio che m'è accaduto in una manciata di ore (sì è 'na tristezza già a partire) in questo we che m'ha vista girovagare nel nord italia.
Ho avuto modo d'incontrare persone amiche, che non vedevo da tempo.
E poi, ho ripreso il mio viaggio di fine settimana in solitaria.
Ho incontrato un conoscente col quale ci si pizzica quando io sto in zone sue, tanta voglia espressa fin dal primo abbraccio e bacio.
Di corsa a casa sua, nel suo letto, a stropicciar lenzuola inutili, a togliersi indumenti, dapprima in modo un po' violento, poi lentamente pigramente.
Ritrovarmi nuda, stesa nel letto, lui a cavalcioni sopra di me, sto aspettando ...
"Non ce la faccio scusami"
Subito non ho afferrato bene quello che mi aveva detto e "non ce la fai cosa?"
"Non ce la faccio a scoparti, mi prendi troppo il cervello, sei l'unica donna con la quale mi capita questo".
Stamane ricevo suo sms con scritto "mi manchi".
Gli manca il mio cervello, giusto? Visto che della figa se ne fa nulla.
giovedì 19 marzo 2015
Scelte
Oggi mi son trovata in pausa pranzo a mangiare, finalmente.
E fuori sede, tra l'altro.
Quindi comincio compitamente, con coltello e forchetta, finché un certo punto la persona seduta di fronte a me mi fa "mangia con le mani no?".
Ho alzato gli occhi, sorriso e mi sono rilassata.
C'è così di poco elegante nella mia persona, vengo spesso ripresa perché cammino velocemente, parlo a mitraglia, mando fanculo ogni due per tre.
Una sera della settimana scorsa stavo seduta in un locale, con amici, si chiacchiera, finché passa vicino al tavolo nostro uno di quelli che puntano molto sulla propria immagine: ben messo bei muscoli bel fisico, abbronzatura da lampada, capello stra pettinato, di quelle pettinatura fintamente scompigliate. Si vedeva lontano un miglio che se la tirava.
Uno dei miei amici mi chiede se ci uscirei con sto tipo, ma quando ho detto di "no", gli altri si son messi a ridere.
E invece è così, che me ne faccio del galletto del pollaio, quando fuori c'è di meglio?
Mi darei una coltellata in pancia se mai dovessi scegliere un tipo del genere.
A me, le persone, devono dare vita e emozione.
Non togliermela.
E fuori sede, tra l'altro.
Quindi comincio compitamente, con coltello e forchetta, finché un certo punto la persona seduta di fronte a me mi fa "mangia con le mani no?".
Ho alzato gli occhi, sorriso e mi sono rilassata.
C'è così di poco elegante nella mia persona, vengo spesso ripresa perché cammino velocemente, parlo a mitraglia, mando fanculo ogni due per tre.
Una sera della settimana scorsa stavo seduta in un locale, con amici, si chiacchiera, finché passa vicino al tavolo nostro uno di quelli che puntano molto sulla propria immagine: ben messo bei muscoli bel fisico, abbronzatura da lampada, capello stra pettinato, di quelle pettinatura fintamente scompigliate. Si vedeva lontano un miglio che se la tirava.
Uno dei miei amici mi chiede se ci uscirei con sto tipo, ma quando ho detto di "no", gli altri si son messi a ridere.
E invece è così, che me ne faccio del galletto del pollaio, quando fuori c'è di meglio?
Mi darei una coltellata in pancia se mai dovessi scegliere un tipo del genere.
A me, le persone, devono dare vita e emozione.
Non togliermela.
mercoledì 4 marzo 2015
Toxic
telefonata 1
- "stai dicendo che io non so scopare ?"
- "dico solo che non avendoti provato, non posso giudicare"
- "io scopo da urlo"
telefonata 2
- "mi dovrei scrivere self service sulla fronte, anzi no, sul culo"
- "non ce la fai sul culo"
- "io se voglio, posso"
Il tutto mentre stavo sul balcone della mia camera, mentre fumavo, gettando allegramente la cenere sopra la testa del mio vicino che abita sotto.
Ora il mio vicino ha appreso che la sottoscritta: scopa, da urlo, da il culo in maniera gradita.
Ovviamente è una pubblicità di parte: ma lo sono un po' tutte le pubblicità, no?
Tutto è nato dal mio ormone, che ieri stava a livelli alti, quasi tossici.
E stanotte, ho preteso, d'essere inculata, come piace a me: non soft, ruvidamente.
Ne porto ora le dolorose/piacevoli conseguenze. E non contenta, ogni tanto lo stringo il culo, per sentire meglio le fitte, che si trasformano in brividi di piacere che corrono fin alla nuca.
Mi sento come un animale selvatico che ha annusato l'odore del sangue.
E' cominciata la stagione, della caccia.
- "stai dicendo che io non so scopare ?"
- "dico solo che non avendoti provato, non posso giudicare"
- "io scopo da urlo"
telefonata 2
- "mi dovrei scrivere self service sulla fronte, anzi no, sul culo"
- "non ce la fai sul culo"
- "io se voglio, posso"
Il tutto mentre stavo sul balcone della mia camera, mentre fumavo, gettando allegramente la cenere sopra la testa del mio vicino che abita sotto.
Ora il mio vicino ha appreso che la sottoscritta: scopa, da urlo, da il culo in maniera gradita.
Ovviamente è una pubblicità di parte: ma lo sono un po' tutte le pubblicità, no?
Tutto è nato dal mio ormone, che ieri stava a livelli alti, quasi tossici.
E stanotte, ho preteso, d'essere inculata, come piace a me: non soft, ruvidamente.
Ne porto ora le dolorose/piacevoli conseguenze. E non contenta, ogni tanto lo stringo il culo, per sentire meglio le fitte, che si trasformano in brividi di piacere che corrono fin alla nuca.
Mi sento come un animale selvatico che ha annusato l'odore del sangue.
E' cominciata la stagione, della caccia.
martedì 24 febbraio 2015
Tiè firmati da solo
"Il Padrone accetta espressamente di prendersi cura della sua schiava, di curarla, punirla ed addestrarla al fine del suo esclusivo piacere e del suo godimento, fornendo alla schiava le spiegazioni necessarie al suo soddisfacimento."
etc etc e bla bla.
Scusate, ma sto ridendo come una scema.
Ovviamente ho tralasciato di fare copia/incolla dei doveri della slave, tanto il mondo intero li conosce, no?!
Eccetto chi si fregia del titolo di Padrone.
Poveri.
Dio, a me verrebbe da ridire se mi si chiedesse di chiamare qualsiasi persona "padrone".
Padrone sto par di balle.
Sempre più vicina alla conferma, che dentro me alberga alcuna slave.
etc etc e bla bla.
Scusate, ma sto ridendo come una scema.
Ovviamente ho tralasciato di fare copia/incolla dei doveri della slave, tanto il mondo intero li conosce, no?!
Eccetto chi si fregia del titolo di Padrone.
Poveri.
Dio, a me verrebbe da ridire se mi si chiedesse di chiamare qualsiasi persona "padrone".
Padrone sto par di balle.
Sempre più vicina alla conferma, che dentro me alberga alcuna slave.
martedì 17 febbraio 2015
E chi mi capisce (forse) è bravo
Ho (sempre) discriminato le chat, per vari motivi.
1-perché le considero un ottimo specchietto per le allodole, ove ciascuno di noi presenta ciò che vuole di se stesso;
2-perché non reggo chi non regge: non mi si posson chiedere foto o altro dopo mezzo scambio di battuta;
3-perché non ho la costanza sufficiente.
Questi alcuni dei miei motivi, mi interesserebbe capire i motivi altrui.
A volte, le conoscenze tramite chat possono far danni.
Quattro anni fa intrapresi una chat con un ragazzo, più giovane di me di tre anni.
Dico subito che mi vergogno di come mi sono comportata per tutto il percorso di conoscenza.
Perché a lui ho mentito spudoratamente: nome, età... tanto mi dicevo, quando mai ci si incontrerà e potrà verificare sul mio viso che non son giovane quanto mi dichiaravo?
Ci si commentava (scrivevamo entrambi un blog), ci si scriveva, lui restio a darmi il numero di telefono.
Più lui metteva i freni, più io mi incapricciavo, spingendo sta conoscenza.
Finché un tardo pomeriggio, dopo un anno di mail e chat, ci siamo conosciuti.
Mi aspettava dove c'eravamo dati appuntamento, mi fece salire sulla sua macchina, diretti al locale dove lui aveva prenotato un posto per la cena.
Prima di arrivare a destinazione, fece una variante al percorso, portandomi verso la montagna, in un posto dove si godeva un panorama mozzafiato.
Ricordo di me, appoggiata al muretto, con lo strapiombo di sotto, il vento che mi scompigliava i capelli.
Lui era un galantuomo? No, era semplicemente timido e con una paura immensa di bruciarsi il cuore.
Ste cose, noi donne le capiamo subito.
Lì in quel momento potevo fargli del bene e dirgli "chiudiamo qua la serata". Invece mi stetti zitta, ritornammo alla macchina. Durante il tragitto lui mi raccontò del suo lavoro, del rapporto coi suoi familiari... si aprì, insomma no?
Io perseveravo con le mie bugie personali: lui non diede segno di riconoscere la mia vera età. A volte mi chiedo come si fa ad essere così ciechi.
Arrivammo al locale, mangiammo tranquillamente, chiacchierando del più del meno, finché un certo punto lui allungò una mano e la pose delicatamente sopra la mia, dicendomi "sei bella".
Non sono una donna scafata, non ho una vera corazza e ogni qualvolta un uomo mi fa apprezzamenti, mi turba. Non li accetto, li considero subdoli strumenti.
Uscimmo, passeggiammo un po' per le vie del centro.
Sentivo me stessa fuori luogo.
Sentivo stanchezza per la situazione, percepivo l'animo buono di lui e tutto ciò mi faceva terrore.
Non reggo i sentimentalismi, se non li cerco e non li voglio.
Il bello è che io manco sapevo cosa cercavo.
Ora sa cosa cercavo , ora so.
Ci trovammo nella mia stanza, la mia solita stanza, coll'addetto al turno di notte che consideravo alla stregua di un familiare. Sempre troppo buono nei miei confronti, nelle cose da me dimenticate e che sistematicamente mi riconsegnava la volta successiva.
Perché lo portai in stanza? Semplice: il tipo fisicamente mi piaceva, dopo un anno di conoscenza epistolare (se così si può ancora chiamare) mi pareva un po' di conoscerlo... quindi, perché no?
Siamo esseri fatti di errori: io ne faccio uno dopo l'altro. E mi starebbe bene se lo faccio a discapito mio, ma non ci riesco sempre a non coinvolgere gli altri.
Non mi va, ora, di addentrarmi in quello che ho vissuto in quella stanza, perché mi pesa ancora (ora) la sua testa poggiata sulla mia pancia, alla fine, mentre lui mi diceva "sei una donna fantastica, così diversa dalle altre".
Da quella sera non l'ho più voluto rivedere, non ho più risposto ai suoi messaggi, ho solo una volta letta la sua lunga email, nel quale mi apriva il cuore e mi pregava di non ferirlo. L'ho cancellata subito.
Posso vergognarmi fino alla nausea del mio atteggiamento.
Posso fare tante cose, ma non posso esser attratta dalla gente poco bastarda nell'animo.
E non capisco perché, a volte, mi comporto così.
1-perché le considero un ottimo specchietto per le allodole, ove ciascuno di noi presenta ciò che vuole di se stesso;
2-perché non reggo chi non regge: non mi si posson chiedere foto o altro dopo mezzo scambio di battuta;
3-perché non ho la costanza sufficiente.
Questi alcuni dei miei motivi, mi interesserebbe capire i motivi altrui.
A volte, le conoscenze tramite chat possono far danni.
Quattro anni fa intrapresi una chat con un ragazzo, più giovane di me di tre anni.
Dico subito che mi vergogno di come mi sono comportata per tutto il percorso di conoscenza.
Perché a lui ho mentito spudoratamente: nome, età... tanto mi dicevo, quando mai ci si incontrerà e potrà verificare sul mio viso che non son giovane quanto mi dichiaravo?
Ci si commentava (scrivevamo entrambi un blog), ci si scriveva, lui restio a darmi il numero di telefono.
Più lui metteva i freni, più io mi incapricciavo, spingendo sta conoscenza.
Finché un tardo pomeriggio, dopo un anno di mail e chat, ci siamo conosciuti.
Mi aspettava dove c'eravamo dati appuntamento, mi fece salire sulla sua macchina, diretti al locale dove lui aveva prenotato un posto per la cena.
Prima di arrivare a destinazione, fece una variante al percorso, portandomi verso la montagna, in un posto dove si godeva un panorama mozzafiato.
Ricordo di me, appoggiata al muretto, con lo strapiombo di sotto, il vento che mi scompigliava i capelli.
Lui era un galantuomo? No, era semplicemente timido e con una paura immensa di bruciarsi il cuore.
Ste cose, noi donne le capiamo subito.
Lì in quel momento potevo fargli del bene e dirgli "chiudiamo qua la serata". Invece mi stetti zitta, ritornammo alla macchina. Durante il tragitto lui mi raccontò del suo lavoro, del rapporto coi suoi familiari... si aprì, insomma no?
Io perseveravo con le mie bugie personali: lui non diede segno di riconoscere la mia vera età. A volte mi chiedo come si fa ad essere così ciechi.
Arrivammo al locale, mangiammo tranquillamente, chiacchierando del più del meno, finché un certo punto lui allungò una mano e la pose delicatamente sopra la mia, dicendomi "sei bella".
Non sono una donna scafata, non ho una vera corazza e ogni qualvolta un uomo mi fa apprezzamenti, mi turba. Non li accetto, li considero subdoli strumenti.
Uscimmo, passeggiammo un po' per le vie del centro.
Sentivo me stessa fuori luogo.
Sentivo stanchezza per la situazione, percepivo l'animo buono di lui e tutto ciò mi faceva terrore.
Non reggo i sentimentalismi, se non li cerco e non li voglio.
Il bello è che io manco sapevo cosa cercavo.
Ora sa cosa cercavo , ora so.
Ci trovammo nella mia stanza, la mia solita stanza, coll'addetto al turno di notte che consideravo alla stregua di un familiare. Sempre troppo buono nei miei confronti, nelle cose da me dimenticate e che sistematicamente mi riconsegnava la volta successiva.
Perché lo portai in stanza? Semplice: il tipo fisicamente mi piaceva, dopo un anno di conoscenza epistolare (se così si può ancora chiamare) mi pareva un po' di conoscerlo... quindi, perché no?
Siamo esseri fatti di errori: io ne faccio uno dopo l'altro. E mi starebbe bene se lo faccio a discapito mio, ma non ci riesco sempre a non coinvolgere gli altri.
Non mi va, ora, di addentrarmi in quello che ho vissuto in quella stanza, perché mi pesa ancora (ora) la sua testa poggiata sulla mia pancia, alla fine, mentre lui mi diceva "sei una donna fantastica, così diversa dalle altre".
Da quella sera non l'ho più voluto rivedere, non ho più risposto ai suoi messaggi, ho solo una volta letta la sua lunga email, nel quale mi apriva il cuore e mi pregava di non ferirlo. L'ho cancellata subito.
Posso vergognarmi fino alla nausea del mio atteggiamento.
Posso fare tante cose, ma non posso esser attratta dalla gente poco bastarda nell'animo.
E non capisco perché, a volte, mi comporto così.
martedì 10 febbraio 2015
A conti fatti
Canotta e slip, così vado a dormire solitamente.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.
E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.
Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?". E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.
Ma stamane mi sono svegliata senza le mutande e che me ne sono accorta ho sorriso.
Ho acceso la luce, messe fuori le gambe dal letto e cominciata la conta delle macchie viola sulla pelle delle mie cosce.
E siccome sentivo un certo pizzicore sulla natica destra, mi sono alzata, sono andata davanti lo specchio a guardare il segno del morso.
E' vitalità, non è malattia mentale per me, nemmeno perversione: è una cosa che mi piace.
Pure ora sento i seni gonfi, dove sono stati strizzati.
E tutta sta cosa m'ha fatto venire a mente (non chiedetemi con che logica) ad una proposta fattami da un mio caro amico, quando si usciva a due, senza alcun impegno, solo per il gusto della reciproca compagnia.
Insomma lui mi chiese "ci vieni con me in un privé?".
Ricordo che stavamo in macchina sua, son scoppiata a ridere quando me l'ha chiesto, ma non perché la cosa fosse buffa o divertente, ma perché, dio, era una cosa che volevo. D'impulso gli risposi "si, andiamoci".
Quindi ci mettemmo d'accordo sul dove, giorno, confabulando e giurandoci che sarebbe stato un nostro segreto, che gli altri (il resto della compagnia degli amici) nulla dovevano sapere della nostra tresca.
Ieri sera parlavo al telefono con lui, di cose futili, solo un motivo per sentirsi dire o chiedere "come va?". E finché si parlava, pensavo che mi sono scelta (o son stata scelta) una persona estremamente intelligente come amico.
Perché a suo tempo infransi una regola canonica per me: mai andare a letto con un amico.
Ovviamente, dato che faccio e disfo in base all'umore, ci sono andata a letto, perché .. non avevo legami, avevo voglia di scopare, ma era pur sempre un amico e quindi gli dissi "guarda che con me ti fai del male". Lui si fece una risata, io sorrisi di rimando e sottolinei quello che gli avevo appena detto.
Fu una tresca di una manciata di mesi, alle spalle dei nostri amici, finché io presi il volo e mi staccai da lui.
Credo mi abbia odiato, sì ne son sicura, perché ricordo ancora i suoi messaggi, di delusione nei miei confronti.
Ne son passati dei mesi, eppure siam tornati amici, complici nelle nostre chiacchierate quando ci si trova.
Ci lega ancora la complicità mentale e penso di poter dire che è l'unico soggetto maschile che, dopo esser stato con me, ancora mi considera una persona.
Si chiama rispetto, tra due esseri umani.
giovedì 5 febbraio 2015
Proiezioni
Una splendida posizione.
Non dovrei dirlo, ma mi piace sta posizione.
Sesso orale: una pratica che non schifa mai. Alla sottoscritta piace e molto, praticarlo al partner.
Ma quando trovo chi sa donare a me, che mette al centro il mio di piacere, pur con qualche reticenza, mi ci abbandono.
E da un trascorso di dare, provando il ricevere, capisco che è l'atto più egoista dell'amplesso.
Senza fraintendimenti, mi spiego.
Quando lo pratico, io ci provo gusto.
Ricevendolo, ho capito che in quel momento, in mezzo alle mie cosce ci potrebbe stare chiunque, perché non dipende da quella persona il mio piacere.
Sei tu e il tuo piacere, chi te lo procura un semplice mezzo.
E' un po' deludente come discorso, ma alla fine è così: e mi chiedo quante coppie, a occhi chiusi pensano di essere altrove, mentre la persona che si sta affannando pensa di essere il tuo centro del mondo.
Quante volte, allora mi chiedo, finché praticavo un signor pompino, boccalinguacazzo, succhiando, leccando, sputandoci sopra, rileccando... io, per lui, non ero io, ma un'altra?
Libri e libri che dicono che il corpo non può mentire. Ma è vero però, se non sono sessualmente attratta da una persona, non mi bagno. Ma è anche vero che la mente tradisce spesso.
Quindi, quesito del giorno: quanti scopano/vanno a letto/fanno l'amore col partner, pensando a altri?
giovedì 8 gennaio 2015
Pensieri
Siamo tutte persone normali, fino prova contraria.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
Eppure (magari in diverse misure) siamo animali: usiamo l'altro/a per scopi personali.
E mi va anche bene.
Ho un solo quesito: quando questo gioco d'uso valica il rispetto? E poi, perché lo si valica?.
Sono stata definita "un bel giocattolino"... leggasi "sei scontata".
Ma non sono ancora i tempi dei saldi! (per me).
A presto anime pie.
giovedì 27 novembre 2014
venerdì 21 novembre 2014
Allo specchio
Avete presente il cane si morde la coda? A me fa sempre sorridere questa immagine, perché penso che se un giorno riuscisse veramente ad afferrala, sta coda, finirebbe il gioco. Che poi la afferra comunque.
E' sintomo di stress.
Penso a non tanti mesi fa, me, in corsa continua, per scacciare i pensieri più bui.
Penso a me, ora, in pausa: emotivamente serena, appagata nel lavoro.
Ma in sto limbo, mi concedo a ripensare ai miei momenti passati: apro il mio diario segreto, fissato per bene sul mio pc e leggo, le mie storie.
C'ho sto vizio: vissuta un'esperienza con una persona, nel giro di un giorno o due, metto nero su bianco, in un foglio word il dato oggettivo e soggettivo.
E pure ieri, ho riletto alcune pagine di questo diario messe giù mesi fa: mi son sorpresa quanto più effetto facessero i particolari annotati, che non la scena generale.
Insomma la scopata aveva lasciato spazio a quello che senza condizione la mia mente aveva fissato:
-dal bicchiere poggiato sul tavolo, mentre ci stavo piegata a novanta sopra quel tavolo;
-dalle luci che non riuscivo a vedere in quel cielo notturno cittadino, mentre lui teneva la mia testa ferma sul muro di quel palazzo, sentendo il ruvido della malta sulla mia guancia;
-al profumo delle lenzuola, bianche e candide di quell'albergo, mentre lo sentivo entrare dentro me.
E altre ancora.
E allora m'è sorto un dubbio: io che pensavo di darmi totalmente, in quei frangenti, ho rubato a "lui" il mio bene più prezioso. La mia testa.
Ho concesso un corpo, ma non la persona: e per me può risultare un cruccio.
Perché questo è il genere di atteggiamento che si concede ai trombamici no?
O a quelle persone per cui provi una giusta dose di attrazione, ti rotoli anche con divertimento tra le lenzuola. Magari ci condividi anche momenti di sana normalità: una colazione, una doccia o una sigaretta. Volendo esagerare ti concedi anche uscite, pubbliche o non.
Ma se alla sera, dopo tutta sta giostra, che magari m'ha vista anche sorridente, sto bene nel mio e non sento testa e pancia struggersi, cosa significa?
Voglio vorrei, ma non lo so.
Niente racconti psuedo porno oggi, niente particolari erotici, che possano interessare.
Semplici riflessioni.
E' sintomo di stress.
Penso a non tanti mesi fa, me, in corsa continua, per scacciare i pensieri più bui.
Penso a me, ora, in pausa: emotivamente serena, appagata nel lavoro.
Ma in sto limbo, mi concedo a ripensare ai miei momenti passati: apro il mio diario segreto, fissato per bene sul mio pc e leggo, le mie storie.
C'ho sto vizio: vissuta un'esperienza con una persona, nel giro di un giorno o due, metto nero su bianco, in un foglio word il dato oggettivo e soggettivo.
E pure ieri, ho riletto alcune pagine di questo diario messe giù mesi fa: mi son sorpresa quanto più effetto facessero i particolari annotati, che non la scena generale.
Insomma la scopata aveva lasciato spazio a quello che senza condizione la mia mente aveva fissato:
-dal bicchiere poggiato sul tavolo, mentre ci stavo piegata a novanta sopra quel tavolo;
-dalle luci che non riuscivo a vedere in quel cielo notturno cittadino, mentre lui teneva la mia testa ferma sul muro di quel palazzo, sentendo il ruvido della malta sulla mia guancia;
-al profumo delle lenzuola, bianche e candide di quell'albergo, mentre lo sentivo entrare dentro me.
E altre ancora.
E allora m'è sorto un dubbio: io che pensavo di darmi totalmente, in quei frangenti, ho rubato a "lui" il mio bene più prezioso. La mia testa.
Ho concesso un corpo, ma non la persona: e per me può risultare un cruccio.
Perché questo è il genere di atteggiamento che si concede ai trombamici no?
O a quelle persone per cui provi una giusta dose di attrazione, ti rotoli anche con divertimento tra le lenzuola. Magari ci condividi anche momenti di sana normalità: una colazione, una doccia o una sigaretta. Volendo esagerare ti concedi anche uscite, pubbliche o non.
Ma se alla sera, dopo tutta sta giostra, che magari m'ha vista anche sorridente, sto bene nel mio e non sento testa e pancia struggersi, cosa significa?
Voglio vorrei, ma non lo so.
Niente racconti psuedo porno oggi, niente particolari erotici, che possano interessare.
Semplici riflessioni.
giovedì 13 novembre 2014
un cucchiaino di miele
Tempo fa, un amico, mi passò un volume intero di Milo Manara, in spagnolo: scaricato interamente sul mio portatile.
Non lo so parlare, ovvio, ma è comprensibile ed intuibile, inoltre i fumetti aiutano molto, davvero molto, a comprendere la trama.
Mi affascina soprattutto un personaggio.. Miele.
E ieri sera, finché mettevo un po' di miele su di una fetta di pane, sono rimasta col cucchiaino a mezz'aria, sospesa nei miei pensieri.
Cosa fa appiccicare la mia mente ad altri menti? Come?
Non è così semplice, trovare la persona che sa spingere la mia mente, mentre tiene stretta la mia testa in altre faccende fisiche.
E' un atto di estrema fiducia, la mia, nel concedere. Un gioco perverso, una simil lotta, che mi sfianca anche fisicamente.
Mangio nervoso da quando sono nata, forse è questo il motivo che mi spinge a cercare una persona che sappia allontanarmi dal mio modo di pensare.
Non lo so parlare, ovvio, ma è comprensibile ed intuibile, inoltre i fumetti aiutano molto, davvero molto, a comprendere la trama.
Mi affascina soprattutto un personaggio.. Miele.
E ieri sera, finché mettevo un po' di miele su di una fetta di pane, sono rimasta col cucchiaino a mezz'aria, sospesa nei miei pensieri.
Cosa fa appiccicare la mia mente ad altri menti? Come?
Non è così semplice, trovare la persona che sa spingere la mia mente, mentre tiene stretta la mia testa in altre faccende fisiche.
E' un atto di estrema fiducia, la mia, nel concedere. Un gioco perverso, una simil lotta, che mi sfianca anche fisicamente.
Mangio nervoso da quando sono nata, forse è questo il motivo che mi spinge a cercare una persona che sappia allontanarmi dal mio modo di pensare.
venerdì 7 novembre 2014
Basta poco, a volte
Una bottiglia di vino della Sicilia, due calici, un divano.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".
E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.
Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.
Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.
A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.
E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.
Che sono entrata in casa sua, mi son girata attorno, cercando quei dettagli che mi facevano sentire nella tana del lupo.
Siam saliti sulla scala di legno, accedendo così al loft che domina la vallata della mia terra.
Dio sa quanto amo la mia terra, quasi quanto amo me stessa.
Luce soffusa, musica appena percettibile per il mio orecchio abituato a generi ben più pesanti.
Se dovessi dare un esempio di galanteria, lui: conosciuto ad una cena, seduto ad un tavolo vicino al mio.
I "come ti chiami..quanti anni hai.." han lasciato subito spazio all'intesa fisica.
Si chiama "voglia": e io, a periodi, ne ho davvero tanta. E quella sera parecchia.
Eppure ho lasciato passare una settimana.
Lui pure, prima di mandarmi un messaggio "oggi non ho voglia di lavorare, ti va un aperitivo?".
E insomma, dopo l'aperitivo a casa sua.
Ho ricordi confusi, non dovuti alla mia memoria labile, ma alla nostra frenesia.
Seduti sul divano coi calici in mano.
Calici a terra.
Noi stesi sul divano, lui sopra me che mi mordicchiava il collo.
Il suo sesso che premeva la mia coscia.
Il mio di sesso bagnato che non ne poteva più.
Mani che slacciano pantaloni, i suoi.
Mani che sfilano le calze, le mie.
Noi stesi sul tappetto, ai piedi del divano.
Il mio seno strizzato, con la maglietta tirata sul cotto, un po' soffocandomi.
Il suo sesso in bocca a me.
Io pancia in giù, lui sopra me.
Perché se voglio esser inculata, lo faccio capire, perché se voglio sentirlo dilatarsi, lo offro.
A chi mi chiede, o sento dire in giro "ma esistono gli orgasmi anali?".
Oh sì, esistono, eccome se esistono.
Se mi scopi la testa, me lo puoi dare.
E l'ho avuto.
E sta tornando, quella voglia, così tanto, che spesso mi tocca stringere forte le cosce, anche nei momenti più impensabili.
In ufficio, al bar. Mi basta poco, tanto urla il mio desiderio.
lunedì 3 novembre 2014
Forse
Quanti forse ci sono nella propria vita? Mai troppi, no?
E non considero i miei forse un freno, ma giusto attimo di riflessione, che ti portano a migliorare le azioni future.
Forse, se non mi lasciavo legare, stretta, con la corda ai polsi, bendata, finché mi filmava col suo cellulare era meglio.
Annotazione che apporterò nella mia virtuale agenda "i video me li devo far da sola". Così non devo poi richiedergli di mandarmeli, visto che come mio solito (sbadatamente), li ho cancellati.
Son fortunata che ho un buon rapporto con lui: dire amici è esagerazione, ma anche a distanza di mesi che non lo sentivo, è stato gentile e con premura me li ha rinviati.
Che poi abbia scambiato questa mia richiesta come modo per ricontattarlo, bhe, cavoli suoi. Da lui ciò che volevo ho preso.
Forse non sono tagliata al centopercento per fare la sottomessa, o forse sì.
C'ho sto dubbio che infastidisce il mio lavoro di oggi: son scostante e scortese con tutti.
Forse ci sto mettendo troppo tempo a sfondare il mio limite principale: inseguo da tempo una fantasia, mia, eppure mai messa in pratica. Non trovo nessuno che voglia condividere questo mio progetto: abbattere un mio tabù.
Forse sto troppo bene nella mia vita reale di tutti i giorni: fatta di bei momenti, tranquilli, dove ogni oggetto sta lontano dal mio corpo.
Forse è ora che cambi il mio nome, se solo facebook mi lasciasse farlo: non ha un solo motivo valido per esser pronunciato questo nome. Cosa che mi va stretta, non mi calza, proprio per nulla.
E non considero i miei forse un freno, ma giusto attimo di riflessione, che ti portano a migliorare le azioni future.
Forse, se non mi lasciavo legare, stretta, con la corda ai polsi, bendata, finché mi filmava col suo cellulare era meglio.
Annotazione che apporterò nella mia virtuale agenda "i video me li devo far da sola". Così non devo poi richiedergli di mandarmeli, visto che come mio solito (sbadatamente), li ho cancellati.
Son fortunata che ho un buon rapporto con lui: dire amici è esagerazione, ma anche a distanza di mesi che non lo sentivo, è stato gentile e con premura me li ha rinviati.
Che poi abbia scambiato questa mia richiesta come modo per ricontattarlo, bhe, cavoli suoi. Da lui ciò che volevo ho preso.
Forse non sono tagliata al centopercento per fare la sottomessa, o forse sì.
C'ho sto dubbio che infastidisce il mio lavoro di oggi: son scostante e scortese con tutti.
Forse ci sto mettendo troppo tempo a sfondare il mio limite principale: inseguo da tempo una fantasia, mia, eppure mai messa in pratica. Non trovo nessuno che voglia condividere questo mio progetto: abbattere un mio tabù.
Forse sto troppo bene nella mia vita reale di tutti i giorni: fatta di bei momenti, tranquilli, dove ogni oggetto sta lontano dal mio corpo.
Forse è ora che cambi il mio nome, se solo facebook mi lasciasse farlo: non ha un solo motivo valido per esser pronunciato questo nome. Cosa che mi va stretta, non mi calza, proprio per nulla.
martedì 28 ottobre 2014
Cosa cela
Poche volte me lo son chiesta, perché troppo schiacciata dalla mia tendenza a farmi guidare.
Certo è vero che non tutti posso guidare tutte. E viceversa.
Ma ora che sto mettendo un po' di distanza, che ogni giorno traccio un cerchio limitativo a raggio sempre più ampio, me lo chiedo.
Cosa sta nella mente di chi si definisce master?
Io non lo so.
Mi infastidisce la discontinuità del gioco, che gioco è.
Un gioco fantasioso, che permette di incanalare e vivere le proprie fantasie.
E mi lascia perplessa la conseguenza di questo gioco, su di me: ho un livello di anaffettività sempre più alto.
Mi sta abbandonando il brio della complicità, della voglia di condividere.
E quando vengono a mancare ingredienti basilari, il piatto ne esce uno schifo.
Prendi una cagna o slave o come la si vuole idealizzare, spogliala di questi ingredienti, diventa una puttana, nel senso più offensivo del termine.
La parte del giocattolino che colma i tempi morti d'un quotidiano qualunque, io non riesco a recitarla.
Perché appunto sarebbe una messinscena.
Sono nata per vivere.
E finchè vivo godo.
Fosse anche per strade mie personali.
Certo è vero che non tutti posso guidare tutte. E viceversa.
Ma ora che sto mettendo un po' di distanza, che ogni giorno traccio un cerchio limitativo a raggio sempre più ampio, me lo chiedo.
Cosa sta nella mente di chi si definisce master?
Io non lo so.
Mi infastidisce la discontinuità del gioco, che gioco è.
Un gioco fantasioso, che permette di incanalare e vivere le proprie fantasie.
E mi lascia perplessa la conseguenza di questo gioco, su di me: ho un livello di anaffettività sempre più alto.
Mi sta abbandonando il brio della complicità, della voglia di condividere.
E quando vengono a mancare ingredienti basilari, il piatto ne esce uno schifo.
Prendi una cagna o slave o come la si vuole idealizzare, spogliala di questi ingredienti, diventa una puttana, nel senso più offensivo del termine.
La parte del giocattolino che colma i tempi morti d'un quotidiano qualunque, io non riesco a recitarla.
Perché appunto sarebbe una messinscena.
Sono nata per vivere.
E finchè vivo godo.
Fosse anche per strade mie personali.
giovedì 23 ottobre 2014
Capo fischia
Ci sono certe volte che il mio ruolo di sottomessa mi soffoca, tanto è forte il bisogno in me di rendermi utile all'altrui persona, sapermi al centro dei suoi pensieri, o quel presunto centro che io ipotizzo esista.
A onor del vero, a volte questo ruolo mi va stretto.
Ci sono mattine che mi sveglio arrabbiata con me, decisa a sciogliere ogni legame: e se dipendesse dagli altri, mai si romperebbero le catene.
Sono giorni strani, sarà questo autunno poco sornione, diverso dal solito. Tutto sono, in sti giorni, fuorché mansueta.
Sono un po' stanca dei ruoli.
Perché se non c'è percezione di quel minimo di umanità, si sbriciola in me la voglia di fare, di applicarmi.
Io do, se tu mi dai.
Ma ho corso troppo in questi ultimi mesi. E il Tu che ho soddisfatto, si deve mettere l'anima in pace per un po'.
E se i treni passano, lasciando me su quella banchina d'una stazione incolore, bhé così sia.
Prenderò il successivo, magari settimana prossima o il mese prossimo.
A onor del vero, a volte questo ruolo mi va stretto.
Ci sono mattine che mi sveglio arrabbiata con me, decisa a sciogliere ogni legame: e se dipendesse dagli altri, mai si romperebbero le catene.
Sono giorni strani, sarà questo autunno poco sornione, diverso dal solito. Tutto sono, in sti giorni, fuorché mansueta.
Sono un po' stanca dei ruoli.
Perché se non c'è percezione di quel minimo di umanità, si sbriciola in me la voglia di fare, di applicarmi.
Io do, se tu mi dai.
Ma ho corso troppo in questi ultimi mesi. E il Tu che ho soddisfatto, si deve mettere l'anima in pace per un po'.
E se i treni passano, lasciando me su quella banchina d'una stazione incolore, bhé così sia.
Prenderò il successivo, magari settimana prossima o il mese prossimo.
venerdì 17 ottobre 2014
Anche se..
"...rivedere il tuo sguardo, tu col plug, ..voglia di leccarti..sono invasato di te".
Come buongiorno non è male.
E lui pure non è male: non mi stressa, non mi soffoca, ha capito che se io sono quadrata, non posso tramutarmi in un cerchio.
Eppure quel suo "sono invasato di te" un po' mi mette ansia.
E che io non sono la sua cagna-slave, me lo ha fatto intendere fin dall'inizio.
M'ha fatto sedere sul bordo del letto, ben composta, s'è inginocchiato davanti a me, seduto sui suoi talloni, mettendo le sue mani sulle mie ginocchia e sorridendo m'ha fatto il discorsetto "..se pensi che io sia qua per dirti che io sono l'uomo forte e tu la cagna debole, stiamo sbagliando.. lascia perdere tutte le stronzate che senti in giro..".
Ho ascoltato in silenzio le sue parole, guardando per bene il suo viso, cercando di memorizzarlo il più che potevo, gli occhi scuri ma con quella luce che brilla dentro, l'attaccatura dei capelli. E sentivo la pressione delle sue mani sulle ginocchia e.. mi sentivo una bambina. Troppo forse.
Boh, a volte non so cosa realmente accada in me: e quando capita così vado di contrasto.
Punto i piedi, tendo a non ascoltare, scontento le attese altrui.
Eppure lui sta paziente, non mi importuna, ma non mi fa le pippe mentali.
Posso stare giorni senza rispondere o scrivere, eppure lo trovo lì pronto e gentile quando mi faccio viva.
E c'è questo strano mix: dolcezza e durezza, in lui.
E mi sale quella che forse si potrebbe ansia da prestazione. Ma non fisica.
martedì 14 ottobre 2014
Birthday Bitch
Tra poco festeggerò il mio compleanno, soffierò la candelina, su non so quale torta.
Sempre stata un po' restia ai compleanni (specie il mio), ma negli ultimi anni, vuoi le decisioni di vita prese, vuoi le nuove compagnie, le nuove frequentazioni.. mi ritrovo felicemente coccolata dal loro affetto.
Affetto che ho in special modo dagli uomini che hanno riscaldato le mie lenzuola, anche se i contatti (non solo fisici) si sono raffreddati: eppure non si dimenticano.
Cosa porta l'essere umano a festeggiare?
Sinceramente preferirei usare in modo alternativo la candela e la sua cera. Specie se di due colori: rossa e nera.
Sentirne le gocce calde che marcano senza segno la mia pelle. Marcano la mia testa però.
Il bruciore che invade il mio sesso, ritrovarmelo coperto: mentre la pelle brucia io mi sento viva, come non mai.
Lasciar raffreddare il tutto, come a metter un sigillo su di me.
Il bello del gioco viene quando questo sigillo va rotto, con la punta del cazzo.
Viene meglio quando questo sigillo me lo applicano sul culo.
Una tela, non propriamente bianca, nelle mani d'un pittore non propriamente folle.
A suo libero arbitrio, creare giochi di colori su di me.
E se prima di iniziare con la colatura calda della cera, mi schiaffeggia la pelle, provo maggior dolore.
E il dolore del mio corpo rompe le catene che ingabbiano la mia mente.
Mi sento libera come non mai.
Di piacere e di dare piacere.
giovedì 9 ottobre 2014
Gelato
Ho ricordi di me da piccola, golosa di cioccolato al cioccolato e fragola: andavo timida dal gelataio col soldo in mano, la frangia scura che in parte nascondeva gli occhi, lo guardavo, gli allungavo il soldo e con l'altra mano prendevo il cono.
Ora il gelato non è più così goloso per me. Con poca timidezza, ma tanta curiosità, ora, prendo il cazzo in mano e lo lecco con la punta della lingua.
Mi piace, succhiarlo, prenderlo in bocca, schiacciarlo con la lingua e succhiarlo ancora. Tutto un gioco di labbra, bocca e lingua.
Mi piace farci colare la mia saliva sulla punta e poi rimettermelo in bocca.
Rewind
..appoggiato lui sul muretto del giardino pubblico, io su di lui, baci, la mia mano che si infila dentro i suoi pantaloni, dita che cercano, scostano l'elastico dei boxer e trovano la punta calda e tesa, umida. Mi bagno i polpastrelli del suo umore, sfilo la mano, guardo le mie dita e me le porto alla bocca, assaggiando il suo sapore. Salato, buono. Non sono io ingorda .. il piatto è troppo buono. Altro bacio, passo a lui il suo sapore.
..seduti sui sedili posteriori della sua auto, parcheggiata in una stradina poco fuori città, semi illuminata dal lampione posto all'incrocio. Mi metto a cavalcioni di lui, lo bacio mentre le mie mani gli sbottano la camicia, scoprendo un petto villoso. Non mi piace, ma non è un problema, continuo con le mie mani, mentre mi chino a leccargli i capezzoli, sorridendo quando lo sento ansimare. Mi muovo sopra di lui: i miei jeans sfregano e si scaldano contro i suoi pantaloni, sentendo la sua eccitazione montare. Gli slaccio la cintura, sbottono i pantaloni, sotto trovo dei boxer grigi e il profilo del suo sesso teso. Mi scosto da lui, passo pigramente le dita sulla sagoma del suo cazzo, lui sta zitto, ma sento i suoi occhi scuri puntati sulla mia nuca. Avvicino il mio viso, annuso il suo odore, mi piace, passo la lingua sul tessuto dei boxer, mordo leggermente e con le dita scosto l'elastico.
Resto sempre incanta allo splendore d'una cappella tesa, per me: un invito ad approfittarne, ci gioco con la punta della mia lingua, lo assaggio, tentando di frenarmi, di dirmi di andarci più calma, ma nel pensarlo me lo sono già preso in bocca.
Ora il gelato non è più così goloso per me. Con poca timidezza, ma tanta curiosità, ora, prendo il cazzo in mano e lo lecco con la punta della lingua.
Mi piace, succhiarlo, prenderlo in bocca, schiacciarlo con la lingua e succhiarlo ancora. Tutto un gioco di labbra, bocca e lingua.
Mi piace farci colare la mia saliva sulla punta e poi rimettermelo in bocca.
Rewind
..appoggiato lui sul muretto del giardino pubblico, io su di lui, baci, la mia mano che si infila dentro i suoi pantaloni, dita che cercano, scostano l'elastico dei boxer e trovano la punta calda e tesa, umida. Mi bagno i polpastrelli del suo umore, sfilo la mano, guardo le mie dita e me le porto alla bocca, assaggiando il suo sapore. Salato, buono. Non sono io ingorda .. il piatto è troppo buono. Altro bacio, passo a lui il suo sapore.
..seduti sui sedili posteriori della sua auto, parcheggiata in una stradina poco fuori città, semi illuminata dal lampione posto all'incrocio. Mi metto a cavalcioni di lui, lo bacio mentre le mie mani gli sbottano la camicia, scoprendo un petto villoso. Non mi piace, ma non è un problema, continuo con le mie mani, mentre mi chino a leccargli i capezzoli, sorridendo quando lo sento ansimare. Mi muovo sopra di lui: i miei jeans sfregano e si scaldano contro i suoi pantaloni, sentendo la sua eccitazione montare. Gli slaccio la cintura, sbottono i pantaloni, sotto trovo dei boxer grigi e il profilo del suo sesso teso. Mi scosto da lui, passo pigramente le dita sulla sagoma del suo cazzo, lui sta zitto, ma sento i suoi occhi scuri puntati sulla mia nuca. Avvicino il mio viso, annuso il suo odore, mi piace, passo la lingua sul tessuto dei boxer, mordo leggermente e con le dita scosto l'elastico.
Resto sempre incanta allo splendore d'una cappella tesa, per me: un invito ad approfittarne, ci gioco con la punta della mia lingua, lo assaggio, tentando di frenarmi, di dirmi di andarci più calma, ma nel pensarlo me lo sono già preso in bocca.
Gelato, un po' salato.
"Hai un viso magnifico, due occhi curiosi: sei così porca e bambina, il tuo pensiero mi perseguita"
Ieri mi son state dette queste parole, eppure, ogni volta mi sorprendo che le dicano a me.
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